Riscaldamento globale, l’allarme degli scienziati: “Se si supera la soglia di +1,5° sarà un disastro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 ottobre 2018 14:33 | Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2018 14:33
Riscaldamento globale, l'allarme degli scienziati: "Se si supera la soglia di +1,5° sarà un disastro" (foto d'archivio Ansa)

Riscaldamento globale, l’allarme degli scienziati: “Se si supera la soglia di +1,5° sarà un disastro” (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Il mondo deve adottare “misure senza precedenti” e trasformazioni “rapide” in settori come l’energia, l’industria e le infrastrutture per limitare il surriscaldamento a 1,5 gradi centigradi nei prossimi anni. In caso contrario, il surriscaldamento aggiuntivo anche solo di mezzo grado, peggiorerà in maniera significativa i rischi di siccità, inondazioni, calore estremo e povertà per centinaia di milioni di persone sul pianeta.

L’allarme arriva dalla Corea del Sud, dove per giorni si sono riuniti gli scienziati del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (IPCC): il rapporto prodotto, oltre 400 pagine, è un allerta senza precedenti.

Le emissioni di gas inquinanti di origine umana hanno già elevato la temperatura media globale di circa 1 grado rispetto a prima della Rivoluzione Industriale nel XIX secolo e hanno trasformato la vita sul pianeta, ha ricordato il presidente dell’IPCC, Hoesung Lee: “Mantenere il riscaldamento globale a un livello inferiore a 1,5 gradi invece di 2 sarà molto difficile, ma non impossibile”. Se il pianeta ci riesce questo impedirà l’estinzione di altre specie, la distruzione totale del corallo, fondamentale per l’ecosistema marino e ridurrà la crescita del livello marino a 10 centimetri entro il 2100, risparmiando zone costiere e isole. Al contrario, superare il limite di 1,5 gradi potrebbe portare a un ulteriore aumento del caldo estremo, piogge torrenziali e siccità, il avrà un effetto diretto sulla produzione alimentare, soprattutto in zone sensibili come l’America Latina e il Mediterraneo.

Il rapporto dice che limitare il “riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi”, una barriera che di questo passo sarà superata tra il 2030 e 2052, “richiede cambiamenti rapidi, completi e senza precedenti in tutti gli aspetti della società”, dall’energia alla pianificazione urbana e del territorio, con tagli alle emissioni in tutti i settori. La relazione presentata a Incheon (in Corea del Sud) illustra i modi per limitare il surriscaldamento a 1,5 invece che 2 gradi (come è indicato nell’Accordo sul Clima di Parigi).

Quatto i percorsi indicati dal rapporto per mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi dai livelli pre-industriali.

Il rapporto, lungo una trentina di pagine, prevede le conseguenze sul mondo di un riscaldamento a 1,5 gradi e indica le politiche da adottare per rimanere entro questa soglia. Lo studio (commissionato all’IPCC alla Conferenza di Parigi del 2015) è il frutto di due anni di lavoro di 91 ricercatori da 44 paesi, che hanno esaminato 6.000 studi in materia e valutato 42.000 recensioni di colleghi e governi alle loro conclusioni. In tutti e quattro i percorsi la quantità di gas serra di origine umana nell’atmosfera (causa del cambiamento climatico) viene ridotta. Due i modi: attraverso il taglio delle emissioni (passaggio a energie rinnovabili e veicoli elettrici, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, riduzione del consumo di carne) e attraverso la rimozione della CO2 (riforestazione, cattura e stoccaggio del carbonio, quest’ultimo un procedimento ancora sperimentale).

Il primo percorso indicato dall’ONU è il più “verde”: prevede di puntare sul risparmio energetico e la riforestazione. Il secondo punta su una elevata sostenibilità di tutti i settori produttivi, con un limitato uso dello stoccaggio di carbonio (che ad oggi è fattibile tecnicamente, ma non ancora sostenibile economicamente). Il terzo scenario vede i settori dell’energia e industriale simili a oggi, ma con una maggiore attenzione alla sostenibilità e un ricorso significativo al “carbon storage”. Il quarto percorso (quello più caro all’amministrazione Trump, ma tecnicamente futuribile) prevede uno sviluppo basato sulle fonti fossili, con forti emissioni riassorbite dallo stoccaggio di carbonio.