Supernova SN1987A, autopsia di una stella morta svela pulsar cercata da 30 anni

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 11 novembre 2014 18:00 | Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2014 10:34
Supernova SN1987A, autopsia di una stella morta svela pulsar cercata da 30 anni

(Credit Photo: G. Zanardo, ICRAR-UWA)

ROMA – Una vera e propria “autopsia” quella eseguita sulla Supernova SN1987A, la stella esplosa al termine del suo ciclo vitale osservata per la prima volta quasi 30 anni fa. I telescopi Alma, in Cile, e Acta, in Australia, hanno analizzato per anni questa stella morta, scoprendo così che tra i suo resti si trova una nebulosa alimentata da un vento di particele di una pulsar.

Proprio la pulsar, una stella molto compatta che ruota velocemente su sé stessa e che gli astronomi si aspettavano di osservare nel 1987, quando la supernova fu scoperta. L’importante risultato è stato ottenuto dal team di ricercatori guidati da Giovanna Zanardo, che lavora all’università Western Australia, ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Astrophysical Journal.

I ricercatori osservarono per la prima volta l’esplosione della stella in diretta nel 1987, ai confini della Gran Nube di Magellano. In questi anni i radiotelescopi Alma, Atacama Large Millimetre/submillimeter Array nel deserto di Atacama, e Atca, l’Australia Telescope Compact Array, hanno osservato la supernova a lunghezze d’onda che vanno dal radio al lontano infrarosso.

Proprio combinando le varie osservazioni in differenti lunghezze d’onda, spiega la Zanardo, è stato possibile eseguire una “autopsia” su questa stella ormai morta:

“Combinando le osservazioni dei due radiotelescopi siamo stati in grado di distinguere la radiazione emessa dall’onda d’urto dell’esplosione dalla radiazione generata dalle polveri nelle regioni interne dei resti”.

Un risultato, quello ottenuto, che per l’astronomia è molto importante,

“perché significa che siamo in grado di separare i diversi tipi di emissioni che stiamo vedendo e cercare i segni di un nuovo oggetto che potrebbe essersi formato quando il nucleo della stella è collassato”.

E per i ricercatori la sorpresa maggiore è arrivata dal centro dei resti della supernova, quando le osservazioni hanno evidenziato qualcosa di mai visto prima. Secondo i ricercatori potrebbe trattarsi di una nebulosa che viene alimentata dal vento di particelle emesso da una pulsar, la stella che gli astronomi cercavano nel 1987 quando iniziarono le osservazioni in quella porzione di cielo. Oggi i mezzi a disposizione della ricerca in campo astronomico e astrofisico sono migliori e più evoluti, conclude la Zanardo, e portano a risultati mai immaginati:

“E’ incredibile che solo ora, con grandi radiotelescopi come Alma e Atca siamo in grado di sbirciare nella massa di detriti espulsi durante l’esplosione della stella e vedere cosa si nasconde sotto”.