Gioco Responsabile, sale Bingo e Università di Firenze insieme per dare un concreto contributo

di redazione Blitz
Pubblicato il 15 gennaio 2019 18:05 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019 18:05
Gioco Responsabile, sale Bingo e Università di Firenze insieme per dare un concreto contributo

Gioco Responsabile, sale Bingo e Università di Firenze insieme per dare un concreto contributo

FIRENZE – Le sale Bingo e l’Università di Firenze si riuniscono nell’incantevole cornice di Villa Ruspoli a Firenze, per dare un concreto contributo al tema del gioco legale e responsabile. Si è tenuto oggi, martedì 15 gennaio, l’evento per la presentazione, alla platea fiorentina e toscana, del progetto “Gioco responsabile” di Ascob, l’associazione concessionari sale bingo.

A coronamento di quasi tre anni di collaborazione con l’Unità di ricerca “Nuove Patologie Sociali”, attiva presso l’Università degli studi di Firenze dal 2013, è stato presentato il lavoro conclusivo del progetto, dedicato a diffondere la cultura del gioco legale e responsabile.

Sotto il coordinamento della Prof. Franca Tani, ordinario di Psicologia dello Sviluppo al Dipartimento di Scienze della Salute e del Prof. Massimo Morisi, ordinario di Scienza Politica al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, sono stati portati a termine due rapporti di ricerca, il primo “La funzionalità delle sale Bingo per promuovere il gioco responsabile” presentato nella stessa location il 26 giugno 2017, ed il secondo “Le aree slot nelle sale Bingo” presentato a Roma in occasione dell’Enada, lo scorso 15 ottobre.

L’obiettivo: stimolare la conoscenza e la responsabilità dei clienti nelle sale fornendo una corretta informazione e diffondendo messaggi utili e di facile comprensione. 

Lo ha spiegato chiaramente Imma Romano, Direttore Relazioni Istituzionali di Codere Italia, che ha coordinato il progetto: “Il bingo non è un gioco patologizzante, ma sociale, come confermato dalle ricerche scientifiche fatte in questi anni. Da tempo siamo alle prese con il proliferare della legislazione sul territorio, nonostante l’intesa raggiunta in Conferenza unificata nel 2017, restata lettera morta. Dal 2015 al 2019 sopravvivono poco più di 200 sale bingo in Italia, che stanno continuando a lavorare grazie alla proroga onerosa inserita nelle varie leggi di Bilancio, con grandi difficoltà. Nonostante questo Ascob ha continuato ad ascoltare le richieste delle istituzioni, Governo, enti locali, associazioni dei consumatori, realizzando qualcosa che andasse in quella direzione”.

“Questo è il primo passo – ha aggiunto Romano – verso la definizione di ulteriori iniziative che sanciscano l’impegno che gli operatori legali si assumono di fronte alla comunità e ai decisori. Tutte le sale appartenenti ad Ascob si sono impegnate, e lo stanno già facendo, a mettere a disposizione della propria clientela informazioni e indicazioni sul gioco, sui pericoli dell’illegalità e del gioco d’azzardo patologico. Per fare questo si è scelto di utilizzare un claim molto chiaro “Usalo quando giochi” riferito al cervello, che è parte integrante della grafica del logo, studiato appositamente per mandare un messaggio serio, importante, attraverso un elemento di gioco ben noto ai frequentatori delle sale bingo: la pallina”.

Il Settore del Bingo sta attraversando, così come l’intero comparto del gioco legale, un periodo di particolare difficoltà e, nel corso degli anni, è stato quello che ha maggiormente risentito della crisi macroeconomica prima e della ostilità dei decisori poi. Nel 2000, al momento della pubblicazione del Bando di Gara per l’aggiudicazione delle concessioni, il legislatore aveva in mente una sorte ben diversa per il gioco e per coloro che ci avrebbero creduto investendoci in termini di risorse e di capitali.

Nella più rosea previsione si ipotizzarono addirittura 800 sale sul territorio italiano e, nel primo bando di gara, ne furono messe a bando 400. Tuttavia gli impegni economico-finanziari richiesti per l’apertura di una sala bingo risultarono già tanto gravosi da raffreddare rapidamente gli entusiasmi e quindi la gara per le seconde 400 non si è mai realizzata. In ogni caso dalle oltre 300 sale presenti sul Territorio dell’inizio degli anni 2000 ne ritroviamo oggi solo 200, una ecatombe che ha visto sacrificati investimenti e livelli occupazionali.

Dal 2014, anno dell’ultima gara bandita e immediatamente impugnata, le sale stanno operando sulla base di “proroghe onerose” che hanno progressivamente corroso qualunque utile e, anzi, stanno costringendo ad una progressiva riduzione di investimenti e di risorse. Da diversi anni il settore invoca una gara prevista e mai espletata, e soprattutto impossibile da espletarsi in questo momento di grande incertezza, che si è tramutata nell’imposizione di un canone mensile (€ 7.500/€) sempre più oneroso a carico delle sale concessionarie.

Anche l’ultima legge di Bilancio varata dal governo Lega-M5s ha inserito nelle previsioni l’espletamento della gara per il rinnovo delle concessioni, anche quelle per le scommesse, prevedendo, all’interno del Decreto Dignità, trasformato nella legge n.96 del 9 agosto 2018, un più complessivo riordino del Settore da realizzarsi entro 6 mesi dall’entrata in vigore della norma.

Ascob ha ritenuto di approfondire temi cari tanto agli operatori quanto ai decisori promuovendo indagini conoscitive e mettendo in campo attività a tutela del giocatore. Salvatore Barbieri, presidente di Ascob, ha detto: “Come Presidente e come concessionario di gioco sento fortissima la responsabilità del mio ruolo nell’ambito del gioco e delle sue possibili derive. Allo stesso modo sentono questa responsabilità gli imprenditori associati ad Ascob e per questo metteremo in campo azioni efficaci per promuovere il gioco responsabile e per portare all’attenzione del decisore tutti gli strumenti che possono avere una reale utilità nel combattere il gap affinché si riesca finalmente ad affrontare il tema in maniera propositiva ed efficiente e si abbandonino derive demagogiche e dannose per il Settore”. 

Nel corso degli ultimi anni si è assistito a un proliferare di normative che hanno messo al centro il concetto di distanze da luoghi sensibili insieme a quello della riduzione degli orari di apertura dei luoghi di gioco. Nessun distinguo è stato fatto tra diverse tipologie di sale e il Settore sta pesantemente risentendo di queste scelte soprattutto in termini occupazionali.

Il rapporto con i Territori e con i loro rappresentanti diventa quanto mai urgente e fondamentale per la definizione di un piano nazionale che consenta agli operatori di salvaguardare gli investimenti e i livelli occupazionali ed agli amministratori locali di poter affrontare il tema con adeguate risorse.

Come ha spiegato il prof. Massimo Morisi, “esiste una corrente di pensiero che dice: quello che sta succedendo non è tollerabile, perciò impediamo ogni attività connessa al gioco, ostacoliamo, penalizziamo, puniamo chi opera nel settore. Posizione sbagliata e non lo dico per ragioni ideologiche ma sulla base di quello che vedo con i miei collaboratori, che operano in diverse discipline, dalla sociologia, alla psicologia, alla medicina, al diritto”.

“Tutte le volte, e la storia ce lo insegna, che abbiamo adottato strategie proibizioniste, queste si sono rilevate sempre controproducenti, quindi attenzione perché rischieremmo, con provvedimenti di stampo proibizionista, di ritornare ad alimentare una immensa economia sommersa. Peraltro una normativa che mirasse a proibire qualsiasi offerta di gioco d’azzardo cozzerebbe fatalmente contro norme costituzionali sulla libertà d’intrapresa, che può essere limitata, regolata, vincolata in nome del diritto alla salute ma non conculcata …a prescindere”.