Grasso: il calcio non accetti soldi dagli sconosciuti. Il procuratore nazionale antimafia è intervenuto sull’allarme lanciato dall’Ocse di possibili infiltrazioni della criminalità nel calcio

Pubblicato il 6 Luglio 2009 17:13 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2009 17:13

Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia interviene sull’allarme lanciato qualche giorno fa dall’Ocse sul rischio di infiltrazioni mafiose nel calcio. «Per evitare il pericolo di essere strangolato dal potere della criminalità, – ha detto Grasso in un’intervista telefonica all’Ansa – evidentemente interessata al potere sociale che genera ed alla possibilità di ripulire denaro, il calcio deve apprezzare e fare sue posizioni come quella presa recentemente da Mediobanca nella vicenda Roma. Occorre sapere da dove arrivano i soldi di chi entra nel sistema. Bisogna evitare che i capitali sporchi inquinino il mercato, perché non c’è dubbio che il denaro a costo zero butta fuori il denaro che chiede interessi».

Grasso ha sottolineato l’importanza della trasparenza e di come in Italia abbiamo collezionato già esempi lampanti, come Parmalat o i bond stranieri, senza che la mafia ci mettesse lo zampino. «Questo significa – spiega il procuratore nazionale antimafia –  che bisogna guardarsi dagli avventurieri, dai finanzieri e quindi anche dai mafiosi, da tutti coloro che creano denaro dal nulla. Ripeto: la mafia, almeno un certo tipo di mafia, diciamo quella siciliana (o i casalesi che molto si avvicinano a questo tipo di manifestazione criminale, così come la ndrangheta) investe molto nell’imprenditoria. Molti dei proventi illeciti poi vengono trasferiti nell’economia locale con la faccia pulita».

Uno dei rimedi proposti da Grasso è quello di non accettare capitali di cui non si conosca la provenienza perché «un privato, un Moratti ad esempio, rischia personalmente o sul piano familiare: lui sa che rischia sulla sua persona e si prende le responsabilità conseguenti. Ma una società come la Roma che ha una situazione particolare, con le banche che l’hanno salvata… È un imperativo categorico conoscere chi mette i soldi».