Il calcio chiede aiuto a Draghi, Agnelli ai club europei, travolti da Covid e costi: una Champions da 36 squadre

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 21 Marzo 2021 10:04 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2021 12:01
Il calcio chiede aiuto a Draghi, Agnelli ai club europei, travolti da Covid e costi: una Champions da 36 squadre

Il calcio chiede aiuto a Draghi, Agnelli ai club europei, travolti da Covid e costi: una Champions da 36 squadre

Il calcio ad una svolta epocale, travolto dal Covid e dai costi. Andrea Agnelli suona la carica dei club europei. “Serve cambiare. Nuova Champions e nuovo fair play. Il 40% dei giovani scappa”,

Il calcio è ad una svolta epocale. O cambia passo o muore. Lentamente. Crollano i ricavi, come certifica il rapporto annuale del Football Money League 2021 della Deloitte. Ovvero lo studio annuale sui club più ricchi d’Europa.

Gli introiti hanno  avuto una contrazione di 1,1 miliardi di euro. Quasi il 12% in meno in una sola stagione. Per capirci: il Barcellona ha perso 715,1 milioni di ricavi (ed è stato pure eliminato  dalla Champions, fuori ai quarti; non succedeva dal 2004-2005 ).

Il Real Madrid di milioni ne ha persi 714,9; il Bayern 634,1; il Manchester Utd 580,4; la Juventus 397,9 e l’’Inter 236,5. Il Napoli 176,3. La pandemia ha fatto piangere le società. È mancato il pubblico, la vendita dei biglietti. Sono stati concessi sconti alle emittenti televisive. È naufragato il merchandising .

Il calcio corre ai ripari?  C’è ancora tempo?

La ricetta di Andrea Agnelli: club e atleti sono centrali. Servono una nuova Champions e
un nuovo fair play. E un taglio netto dei costi.

Scende in campo Andrea Agnelli, il secondo figlio di Umberto (1934-2004), “che attende il suo momento per far valere i suoi diritti “ (copyright Pierre De Gasquet). Quel momento è arrivato. L’allarme che ha lanciato ai primi dì gennaio con un articolo-bomba su “ Linkiesta Forecast” ha lasciato il segno. 

Anche perché Agnelli, oltre ad essere presidente della Juventus dal maggio 2010 (9 scudetti consecutivi) e presidente dell’Eca (European Club Association – 246 club, sede a Nuon, Svizzera) è un manager di lungo corso. Formazione a Oxford e Bocconi. Esperienze lavorative a Londra (Iveco-Ford), in Francia a Lille (catena di supermercati Auchan, oggi assorbita da Conad). In Svizzera a Losanna, nel quartier generale della Philip Morris (prodotti in 182 Paesi)  dove è rimasto tre anni, imparando i segreti della grande distribuzione. Cosa che gli sta tornando utile come gli riconoscono i grandi club europei, spagnoli in testa.

Agnelli dice: serve cambiare

Agnelli lo ha detto chiaramente. Serve cambiare. Giù i costi, nuove coppe, nuovo fair play, una Champions a 36 squadre a partire dal 2024. A fine marzo l’Uefa approverà in un Esecutivo straordinario. Prima del Congresso di aprile.

I giovani, specie quelli tra i 16 e 4 anni, non amano più il calcio. Sono il 40%. Servono nuove formule  anche per vendere il calcio alle nuove generazioni “che saranno i nostri futuri clienti“.

Il progetto di Champions, illustrato nei giorni scorsi all’assemblea ECA, piace a tutti i club, seppur con qualche distinguo. Eccezione gli inglesi. Che hanno affidato al giornale online “ The Independent” (era cartaceo fino al 2016)  una feroce e inelegante incursione. Giusto dopo il day after della eliminazione di Ronaldo & C. dalla Champions. Hanno detto: “Anziché voler riformare il calcio europeo pensi a ricostruire la sua Juventus“.

Anche il presidente rieletto della FIGC, Gabriele Gravina,  pensa al cambiamento. Partendo dalla riforma dei campionati

È il suo primo obiettivo. Cambiare volto ai campionati. Creare una B1 e una B2, una C semiprofessionistica. Gabriele Gravina , 67 anni, rieletto il 22 febbraio con il 73,4 dei voti , è già al lavoro. Anche per gli stadi, la cenerentola  del calcio europeo.

Sono vecchi, insicuri, scomodi. E non producono reddito a sufficienza. Hanno una media di 56 anni (report FIGC). Vanno ammodernati. Devono diventare di proprietà dei club. Oggi solo Juventus, Atalanta, Udinese  e Sassuolo hanno stadi di proprietà. Altre sei società (Milan, Inter, Bologna, Roma, Cagliari,Fiorentina) aspettano il disco verde per partire. Ma ci sono i soliti ostacoli burocratici. Roma, ad esempio, aspetta da otto anni.

Lo sport si appella a Draghi. Conte non aveva neanche risposto alla lettera inviata il 19 dicembre.

I presidenti di CONI,FIGC e Lega di serie A hanno scritto al premier Draghi. Chiedono di
inserire gli stadi nel Recovery Plan (Next Generration EU).  Entro aprile il piano di utilizzo dei fondi dovrà essere presentato a Bruxelles. Il nostro patrimonio di infrastrutture sportive è un dito nella piaga condiviso a livello internazionale da diversi interventi di UEFA e FIFA.

Scrivono : “Si tratta di un freno allo sviluppo e alla crescita del del sistema nel suo complesso“. Draghi  cosa risponderà?