Calcio, curve in fermento: ecco come gli ultrà si coalizzano per far fallire la tessera del tifoso

Pubblicato il 31 Dicembre 2010 15:41 | Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre 2010 15:41

Gli ultrà italiani hanno dichiarato guerra allo Stato. Una guerra silenziosa, combattuta fino a ora nella penombra.

Il tempo della contestazione – scrivono Giuliano Foschini e Paolo Berizzi sull’edizione online de La Repubblica – sembra però scaduto. Nelle curve si parla da settimane di una fase due, di azioni dimostrative e violente. È da leggersi in questo senso la decisione della prefettura di Lecce di far giocare il derby di Puglia, Lecce-Bari a porte chiuse.

L’obiettivo di questa guerra ultrà è l’abolizione della tessera del tifoso introdotta dal ministro degli Interni Roberto Maroni, uno strumento obbligatorio per chi vuole vedere la partita in trasferta e per chi ha sottoscritto l’abbonamento per gli incontri casalinghi.

Gli ultrà – prosegue l’articolo di Foschini e Berizzi – la tessera non l’hanno fatta, ma nonostante questo provano – e riescono – a entrare allo stadio tutte le domeniche.

Comprano i biglietti non di curva e si mischiano nelle tifoserie avversarie.

Fino a oggi gli ultrà hanno scelto quella la linea “soft”. Ma ora – ammette uno dei leader riconosciuti dell’ala più dura della tifoseria del Napoli – non “garantiamo più che allo stadio non accada nulla”. Non si tratta di un generico manifesto politico. Si tratta di un piano ben organizzato a tavolino, tra luglio e settembre, quando oltre 60 tifoserie si sono riunite prima a Catania e poi in provincia di Roma. Unico obiettivo dei due incontri: far fallire la tessera del tifoso.

Per aggirare i paletti imposti dalle Prefetture e dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive – prosegue La Repubblica – gli ultrà acquistano, anche con largo anticipo, biglietti di altri settori. “Ognuno si organizza come vuole – spiega Claudio Galimberti detto “Bocia”, capo degli ultrà della curva Nord atalantina sottoposto a Daspo – si parte in trasferta con mezzi propri e si acquistano biglietti di altri settori. Per questo spesso ci si trova in mezzo ai tifosi avversari. È una situazione molto delicata”.

Per leggere l’articolo integrale su La Repubblica clicca qui.