Franca Leosini e Storie Maledette: il racconto del caso Scazzi una lezione di tv

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 12 marzo 2018 11:57 | Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2018 11:57
Franca Leosini e Storie Maledette: il racconto del caso di Sarah Scazzi una lezione di tv

Franca Leosini e Storie Maledette: il racconto del caso Scazzi una lezione di tv

ROMA – Storie Maledette sul delitto di Sarah Scazzi rischia di diventare un cult della tv italiana. Franca Leosini ha infatti raccontato uno dei casi di cronaca più morbosi della storia recente partendo da una particolarità unica: l’intervista a Sabrina Misseri e Cosima Serrano, le due donne condannate all’ergastolo per l’omicidio della quindicenne di Avetrana.

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Finora le tonnellate di servizi sul caso erano partite da un dato sostanziale: la più o meno assertiva colpevolezza delle due donne. Ricostruzioni, analisi, retroscena, testimonianze, tutti si basavano su racconti e dati processuali senza tener conto del punto di vista delle principali sospettate. Il merito della Leosini è quello di aver ripercorso la vicenda dando voce alla “difesa diretta” di Cosima e Sabrina, rendendocele come due donne e non come due mostri.

A parlare sono le carte processuali, le verità di figlia e madre, le ricostruzioni più o meno attendibili. Sta allo spettatore farsi un’idea della storia, il giornalista non vuole indurre a pensare che quello sia colpevole piuttosto che quell’altro innocente. E già questa è una vittoria del giornalismo di casa nostra, spesso partigiano (a maggior ragione quando si parla di cronaca nera e il colpevole fa più notizia dell’innocente).

La Leosini riesce a far parlare le protagoniste, ricostruendo uno spaccato di vita reale italiana, quella del paese in cui tutti mormorano e tutti sentenziano. Chi meglio di Sabrina può raccontare le serate dei ragazzi di un paesino salentino? Nonostante proprio Sabrina a un certo punto dica “spesso mi sento più emancipata di certi ragazzi che vivono nelle metropoli”. Nonostante Cosima provi a dipingersi come donna emancipata (la Leosini dirà “sembra una donna non degli anni Duemila ma degli anni Tremila”) anche se “mi credono all’antica perché non mi tingo i capelli”.

I telespettatori, quelli che ormai guardano il piccolo schermo con lo smartphone in mano e usano i social network per commentare in diretta. sono letteralmente impazziti davanti ai commenti sarcastici e allo stesso tempo eleganti e mai volgari della Leosini. Tanto che ormai è stato coniato un neologismo, i Leosiners, i fan della giornalista napoletana.

Tra le frasi cult: Ivano, talmente bello che “Brad Pitt al confronto sembra un bipede sgualcito”, “frena i suoi ardori lombari” con Sabrina, una “babbalona” che racconta un po’ troppo in giro le sue faccende più intime. E quando la ragazza ripercorre i pensieri che la attraversavano nelle drammatiche ore dell’omicidio di Sarah, arrivando ad ipotizzare un fantomatico rapimento, Franca la incalza: “Neanche Avetrana fosse la Locride dei sequestri degli anni ’70…”.

Ma la metafora con cui questa prima puntata del delitto Scazzi passerà alla storia della tv nostrana è senza dubbio quella riservata al lavoro di estetista che Sabrina svolgeva in casa: “Mentre lei spianava crateri di cellulite sulle cosce delle donne di Avetrana”.

Una immagine suggestiva (dipende dai punti di vista) che consacra la Leosini tra coloro che riescono a svolgere un servizio deontologicamente ineccepibile mantenendo un livello di narrazione avvincente, non banale e sicuramente mai ipocrita. Perché quello che dice lei era quello che pensavamo un po’ tutti davanti allo schermo (solo detto un po’ meglio).