La nuova Rai al tempo di Renzi: la Leopolda dei dirigenti. E Mediaset?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2014 15:02 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2014 15:02
La nuova Rai al tempo di Renzi. E Mediaset?

La nuova Rai al tempo di Renzi. E Mediaset?

ROMA – La nuova Rai al tempo di Renzi: la Leopolda dei dirigenti. E Mediaset? Convocati da Luigi De Servio, a capo dell’associazione di categoria, i dirigenti Rai si sono riuniti allo studio 2 di via Teulada in un incontro di 9 ore per discutere del futuro dell’azienda con un contributo (massimo 3 minuti) di volti noti e meno noti della tv pubblica da Bernabei alla Clerici. Il ciclone Renzi rischia di travolgere antiche certezze oltre al depauperamento oggettivo di 150 milioni di euro. Lo slogan è “100 parole e 100 mestieri per la Rai”, la kermesse è stata variamente descritta, soprattutto, a dispetto delle giustificazioni non richieste (“Non sono renziano, io”), come una versione romana della Leopolda, l’evento alla stazione fiorentina che annunciò la trionfale discesa in campo di Renzi. Leopolda (No, la Leopolda Rai no, si allarma Beppe Giulietti) “seduta di autocoscienza”, “passerella e mortadella” (Il Fatto Quotidiano).

Dirigenti e vip di vario lignaggio si sono alternati. Su parole sufficientemente generiche da risultare innocue, tipo “innovazione e cambiamento” vasto consenso. Ettore Bernabei, 93 anni che per primo ne ha parlato, offre numeri interessanti: “Una Spa posseduta per il 75% dalla Cassa depositi e prestiti e per il 25% quotata in Borsa. Sul servizio pubblico (“un autobus che carica tutti, dai barboni alle casalinghe, dai ragazzi agli intellettuali”, (Andrea Camilleri 89 anni) sono tutti d’accordo. Parole come “privatizzazione” sono ampiamente sdoganate e personalmente declinate. Bruno Vespa (contratto da 1,8 mln per Porta a Porta) si propone come azionista di una Rai privatizzata: “Una rete totalmente finanziata dal canone destinata al servizio pubblico e che faccia anche intrattenimento è possibile ma a me piace la competizione, preferirei lavorare nel canale con la pubblicità”.

Siamo in territori renziani di privatizzazione prossima ventura. Lucia Annunziata guarda al modello Bbc (per Milly Carlucci è una tv americana): “Tre canali sono troppi, propongo una rete di informazione e una di intrattenimento, tutto il resto su rete, inclusi i tg regionali, i giornalisti dovranno scegliere se vogliono i comici o no, se parlare di diete o no”. Troppe sono anche le testate giornalistiche, anacronistici Tg1, Tg2 e Tg3: sommessamente il dg Gubitosi annuncia che quella stagione è pressoché morta, uccisa dal digitale.

Sono stati tanti gli interventi, lodevole lo sforzo di aggiornare le idee, rivedere le posizioni, correggere gli errori. Si va verso una Rai differente, si dice che Renzi le cambierà verso. A iniziare da un suo ridimensionamento nelle pretese economiche (intanto le ha tolto 150 milioni) per finire con  spacchettamento e privatizzazione. Non s’è ascoltata una parola, ma forse i resoconti erano poco esaustivi, su Mediaset. Perché tutti sanno, perfino in Rai, che stretti come sono in un duopolio inestricabile, ogni riduzione dell’uno significa automatico aumento dell’altro. Per capirlo non servirebbe una Leopolda a Cologno Monzese.