Selvaggia Lucarelli attacca Luciana Littizzetto: “Sembra un’olgettina!”

Pubblicato il 24 Gennaio 2012 9:29 | Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2012 9:32

(Foto LaPresse)

ROMA – Selvaggia Lucarelli, dalle colonne del quotidiano Libero, se la prende con Lucianina Littizzetto: “La comica a Che tempo che fa esagera con il cattivo gusto. Sembra un’olgettina!”. Paragone piuttosto irriverente, quello della Lucarelli, con le ragazze del condominio milanese che partecipavano alle feste di Arcore, residenza dell’ex premier Silvio Berlusconi. Questo il commento caustico della Lucarelli:

Ora, a dire «si siede» sono anche piuttosto generosa, perché la Littizzetto non si siede. Si sdraia, spalanca le gambe, scalcia con la gonna ad altezza ombelico e fa sforbiciate che manco una ginnasta russa alla semifinale olimpica. E ovviamente, mostra le mutande alla nazione con rara magnanimità. Ovviamente, siccome la mutanda della Littizzetto smuove l’ormone quanto un Borghezio in guepiere Victoria’s secret, nessuno la invita a mettersi un pantalone. Tanto Lucianina, come la chiama il suo finto domatore, è irriverente, mica volgare. È un simpatico folletto, una disturbatrice, un saltimbanco, la scheggia impazziata, l’elemento dissacratorio. Mica è una donna. Mica è la sua Jolanda, per utilizzare una terminologia a lei cara, quella di cui ormai conosciamo segreti e anfratti grazie alle sue pose da contorsionista kazaka, noi telespettatori. È un semplice, anonimo, asessuato strumento a servizio della sua irriverenza.

Ma non solo, la Lucarelli non apprezza nemmeno il linguaggio, troppo sguaiato, e i contenuti volgari:

Che su per giù sono stati, nell’ultimo anno solare, i seguenti: pustole, preservativi, assorbenti con le ali, il codice Iban che è più lungo di molti piselli, la rivergination, il cagotto, l’alito pesante, la puzza di piedi, le flatulenze in tutte le possibili varianti, l’asse del water, la coppetta mestruale e la supposta effervescente. Ma tanto Lucianina è irriverente, mica volgare. Ese provi a dire che se a lei preoccupano le chiacchiere da salotto sulla deriva del Concordia, a te preoccupa di più la deriva pecoreccia dei suoi siparietti, sei tu quello che non capisce il potere dissacrante e catartico della battuta, che non recepisci il valore della risata come slancio vitale, che non sai nulla di paradossi, freddure, doppi sensi e anticlimax. Insomma, per dirla alla Littizzetto, sei tu quello che in fatto di comicità non capisce una beataminchia. E non è volgarità. È irriverenza.