Tiberio Timperi condannato. Per il giudice ha diffamato la ex moglie

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 gennaio 2018 15:59 | Ultimo aggiornamento: 29 gennaio 2018 15:59
Il giornalista Tiberio Timperi è stato condannato per aver diffamato la ex moglie

Tiberio Timperi (Foto Ansa)

ROMA – Non c’è pace per Tiberio Timperi. Dopo la multa dell’Agcom per la bestemmia in diretta ad UnoMattina e la lite con il sindaco di Ischia che ha lasciato il programma, il conduttore è stato condannato per aver diffamato la ex moglie e madre di suo figlio.

A spingere la donna ad andare in tribunale era stato in particolare un gesto di Timperi: nel settembre del 2010 il conduttore aveva raccontato il suo dolore di padre separato in una lettera confessione, pubblicata da una rivista, in cui aveva anche scritto di un’occasione in cui sarebbe stato costretto a chiamare i carabinieri per riuscire a vedere il ragazzo.

Quell’articolo è costato al conduttore di Unomattina in famiglia una condanna a millecinquecento euro. Secondo il giudice le dichiarazioni fatte da Timperi sono diffamatorie nei confronti della ex moglie. Inoltre ha ritenuto dello stesso tenore gli sfoghi del giornalista contro un sistema dove “la madre quasi sempre affidataria può ostacolare il rapporto padre-figlio”.

Timperi aveva deciso di raccontare la propria esperienza di padre separato “comune ad altri padri vittime di soprusi silenziosi”, scriveva nella lettera-sfogo, dopo un episodio avvenuto alla fine dell’estate del 2010 in cui, secondo il suo racconto, il conduttore sarebbe stato costretto a chiamare i carabinieri per vedere il figlio.

“Noi padri separati chiediamo giustizia – disse Timperi – Sono un bravo papà, mi hanno trattato come fossi un criminale. La mia colpa? Quella di essere un affidatario in seconda, in un paese matriarcale dove la legge continua a essere più uguale per le mamme”.

In un’altra intervista Timperi aveva aggiunto:

“Io non posso vedere liberamente mio figlio, nonostante questo sia esplicitamente previsto nel provvedimento del tribunale.(…) Non riesco a parlarci per telefono. La madre non risponde ai carabinieri né ai miei telegrammi: anche il suo avvocato non risponde ai fax del mio. Questo si chiama sottrazione di minore, minore che può essere manipolato da una madre malevola”.