Briatore: “Sardegna bersagliata per il coronavirus. I radical chic di Capalbio lasciati in pace”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Settembre 2020 11:15 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2020 11:15
Briatore: "Sardegna bersagliata per il coronavirus. I radical chic di Capalbio lasciati in pace"

Briatore: “Sardegna bersagliata per il coronavirus. I radical chic di Capalbio lasciati in pace”

“Sardegna bersagliata per il coronavirus, mentre i radical chic di Capalbio sono stati lasciati in pace”. Altre parole destinate a far discutere quelle di Flavio Briatore.

Ospite di Massimo Giletti a Non è L’Arena Flavio Briatore torna a parlare di coronavirus e il caso della Sardegna, in particolar modo la Costa Smeralda. 

“Sul coronavirus c’è stato un attacco bestiale sulla Sardegna e la Costa Smeralda – dice Briatore – ovvero a me e al mio locale, che è il più famoso. Io posso garantire che ci sono stati certamente dei contagi, come da tutte le altre parti. I giovani si comportano in modo uguale dappertutto. Della costiera romagnola non ha parlato nessuno, perché la Sardegna sta sulle balle a tutti. I radical chic di Capalbio sono stati lasciati in pace, la clientela della Sardegna no”.

Tutti ridono della mia prostatite, ma non la auguro a nessuno, neanche al presidente della Campania che ci rideva sopra. L’anno scorso sono stato malissimo per dieci giorni. Quando sono tornato dalla Sardegna, il 19, ho fatto subito il sierologico ed era negativo. Il giorno dopo sono stato male e credevo si trattasse dello stesso problema di prostatite. Al martedì mattina mi hanno detto che avevo il coronavirus, ma sono arrivato in ospedale con la convinzione di non essere contagiato”. Quindi risponde alle polemiche e al clima avverso nei suoi confronti durante l’estate: “Quando auguri qualcosa di brutto a qualcuno, è perché umanamente sei una merda”. 

Le sue condizioni di salute

“Io sto benissimo, forse il mio attacco è stato più lieve, ma se il virus è così per me non è stato un problema. La cosa più difficile è stata la quarantena a casa della Santanchè. Ho preferito rimanere a Milano e fare lì le due settimane, durante le quali ho vissuto una gran solitudine”. (Fonte Non è L’Arena)