Abruzzo, “Te Deum” per Berlusconi. Onu, Pil, scioperi, Santoro e Fini gli fanno il solletico

Pubblicato il 14 Settembre 2009 17:42 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2009 17:55

berlusconiSarà martedì di festa e di grazia per Silvio Berlusconi, il martedì del “Te Deum” al premier che ha sconfitto il terremoto. L’uomo del fare inaugura e consegna le prime case ricostruite in Abruzzo: un successo. Con il paese chiamato alla celebrazione televisiva. Berlusconi ci conta su questo martedi e ha fatto buon conto: l’operazione di immagine e di sostanza è riuscita. Sarà un luminoso martedi berlusconiano. Al punto di oscurare gli altri giorni della settimana? Giorni sempre più spesso grigi, qualcuno addirittura livido? Probabilmente sì, ancora una volta Berlusconi ce la farà.

La vigilia del martedì splendente non è stata infatti delle migliori, anzi. L’Onu condannava esplicitamente azioni e pure pensieri del governo italiano in tema di immigrazione ricrdando che è contro la legge internazionale respingere a prescindere e senza controllare identità e diritti. Roba pesante che però al governo di Roma fa l’effetto di una piuma, anzi neanche il solletico che la piuma provoca. I metalmeccanici della Cgil proclamavano lo sciopero. Roba preoccupante, perfino per Confindustria, ma non per il vasto polotone di ministri cui prudono le mani all’idea di menar le suddette mani con la Cgil. Arrivava l’ennesima conferma che il Pil di fine anno sarà un pianto, ma Tremonti ha già spiegato a tutti che l’Italia è ivulnerabile alla crisi, figurarsi al Pil. E poi c’erano quelli che in Rai ancora fanno chiasso. Santoro che vuole fare il martire, Ruffini e Floris che difendono bottega. Così li vedono a Palazzo Chigi e quindi hanno deciso di trattarli con un misto di sufficienza e polso fermo. Fin qui tutta roba che non fa danno, al massimo un graffio.

Ci sarebbe stata, in questo lunedi prima del martedi di festa e di gloria, una grana grossa come una casa, più grossa delle nuove case d’Abruzzo: la Lega, anzi i ministri della Lega che proclamano niente meno che l’obiettivo della “Padania Stato indipendente”. Ogni altro governo d’Europa avrebbe sobbalzato e oscillato come colpito da terremoto. Non quello di Berlusconi dentro e fuori del quale la Lega può fare questo e altro. Ci sarebbe stata, in questo lunedi di penitenza per chiunque non fosse Berlusconi, anche la chiacchiera montante su un’altra maggioranza in Parlamento. Interviste, conteggi di parlamentari, malumori, insofferenze tra gli alleati. Tutti cerchi che non si chiudono e che però si allargano. Roba da preoccupare, ma Berlusconi non si preoccupa. Sulla schiena spezzata della Rai, a dispetto dell’Onu, malgrado il Pil, infischiandosene di Fini e dei suoi fantomatici “cinquanta”, serafico verso la minacciata e rivendicata secessione, indifferente agli scioperi e con Feltri che sventola altri dossier a “luci rosse”, Berlusconi allestisce il “Trionfo de L’Aquila” con Bruno Vespa e Bertolaso in veste di scudieri. Berlusconi luminoso e luminescente come un calice di cristallo infrangibile. Di quel cristallo che non si rompe mai, salvo esplodere in mille pezzi così quasi per caso, nelle mani e nel tempo in cui nessuno se lo aspetta.