Omicidio Olgiata. Trovata un’altra macchia di sangue di Winston

Pubblicato il 18 Aprile 2011 20:10 | Ultimo aggiornamento: 18 Aprile 2011 20:11

ROMA 18 APR Una traccia ema – ROMA, 18 APR – Una traccia ematica, la seconda che inchioda Winston Manuel Reys, e' stata individuata dai carabinieri del Ris di Roma sul lenzuolo con il quale il filippino avrebbe strangolato la contessa Alberica Filo della Torre. Il nuovo, importante, tassello all'impianto accusatorio nell'omicidio dell'Olgiata e' arrivato nel corso dell'udienza del Riesame che ha discusso oggi l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Winston, gli avvocati Nicodemo Gentile e Valter Biscotti. Nei laboratori di Tor di Quinto gli uomini diretti da Luigi Ripani hanno continuato a lavorare sui reperti riuscendo ad individuare una seconda macchia di sangue, leggermente piu' piccola di quella che porto' alla svolta nelle indagini. La traccia ematica con il Dna dell'ex domestico di casa Mattei sarebbe mischiata con il sangue della vittima ma gli investigatori sono riusciti ad isolare l'intero profilo genetico del reo confesso dell'omicidio. Anche questa seconda traccia sarebbe originata dalla ferita al gomito che il filippino si era probabilmente procurato strusciando sulla moquette durante la colluttazione con la nobildonna la mattina del 10 luglio del 1991. I difensori del filippino hanno, intanto, chiesto ai giudici di revocare la misura cautelare della custodia in carcere, in subordine la detenzione ai domiciliari. Chiedendo al tribunale di rimettere alla Consulta la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 275 del codice di procedura penale "nella parte in cui non consente l'applicazione di una misura cautelare meno stringente rispetto alla custodia in carcere in relazione alla fattispecie delittuosa dell'omicidio doloso". A supporto di tale tesi i penalisti hanno portato giurisprudenza della stessa Corte. Il pm Maria Francesca Loy, titolare dell'inchiesta, ha dato parere negativo. I giudici, al termine dell'udienza, si sono riservati di decidere. "Questo è il primo step – hanno detto gli avvocati – che riguarda la questione cautelare: non sussistono il pericolo di fuga e di inquinamento probatorio. Negli anni il nostro assistito è andato più volte nelle filippine e poi è sempre tornato in Italia". Contro il rischio di inquinamento probatorio la stessa confessione fatta dal filippino all'indomani del fermo disposto dalla Procura. Nei giorni scorsi i legali hanno incontrato l'ex domestico: "E' sereno – hanno detto – ed è pronto a pagare il debito che ha con la giustizia. Ha chiamato la figlia Alberica come monito futuro per quanto compiuto". .