La mostra non si fa e Teheran interrompe la cooperazione con il Louvre

Pubblicato il 4 Aprile 2011 17:54 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2011 17:57

TEHERAN – Cinquantotto importantissimi reperti, dal quarto millennio al 500 avanti Cristo, prelevati da archeologi francesi dall’Iran sono al centro di una contesa che ha portato Teheran ad interrompere un accordo di cooperazione con il Louvre in vigore dal 2004.

”Il Louvre non ha rispettato i suoi impegni”, ha affermato il vice presidente per il patrimonio culturale ed il turismo iraniano, Hamid Baghai, riferendosi ad una mostra che il museo francese avrebbe dovuto organizzare in Iran, con l’esposizione di reperti provenienti appunto da Parigi. E ciò dopo che, ha sottolineato ancora Baghai, Teheran aveva prestato al Louvre alcuni pezzi per due mostre sull’antica Persia organizzate a Parigi.

Dalla Francia i responsabili del museo rispondono che nessun impegno era stato sottoscritto che indicasse con precisione una data e un argomento per una possibile esposizione in Iran. Un analogo annuncio in cui si annunciava la rottura di ogni cooperazione con il British Museum era stato fatto dall’Iran nel febbraio del 2010, dopo che il museo londinese aveva rinviato varie volte un prestito a Teheran del Cilindro di Ciro, un reperto di terracotta venuto alla luce nel 1879 e conservato appunto in Gran Bretagna, su cui è inciso un proclama dettato dall’imperatore persiano Ciro dopo la sua conquista di Babilonia, nel 539 avanti Cristo. Il reperto, che alcuni considerano la prima dichiarazione dei diritti umani della Storia, è poi arrivato in Iran nel settembre scorso, dove si trova esposto per alcuni mesi al Museo Nazionale di Teheran.

La questione dei reperti delle antiche civilizzazioni persiane, scoperti nella prima metà del ventesimo secolo in Iran da spedizioni archeologiche francesi e britanniche e portati in Europa, rimane una ferita aperta nelle relazioni con la Londra e Parigi. La collezione del Louvre comprende pezzi portati alla luce per la maggior parte dagli archeologi Jacques de Morgan e Roland de Mecquenem nell’antica capitale di Susa, nel sud-ovest dell’attuale Iran, a partire dal 1904.

Si va da alcuni manufatti di terracotta dipinti datati tra il 4.200 e il 3.200 avanti Cristo a decorazioni murali in mattoni di silicio del palazzo di Dario, imperatore della dinastia Achemenide, intorno al 500 avanti Cristo. Oltre ad un capitello di colonna dello stesso palazzo sormontato da due tori. Altri reperti provengono da insediamenti sul Mar Caspio e vicino a Shiraz, oltre che dall’antica provincia di Bactria, nell’attuale Afghanistan.