Pompei da Sandro Bondi a Dario Franceschini: propaganda due pesi due misure

di Sergio Carli
Pubblicato il 20 Marzo 2014 6:03 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2014 21:44
Pompei da Sandro Bondi a Dario Franceschini: propaganda due pesi due misure

Sandro Bondi: quando c’era lui per Pompei chiedevano tutti le dimissioni

Pompei suggerisce riflessioni amare anche se scontate sui capricci e l’ingiustizia dell’immagine e della propaganda.

Quando c’era Sandro Bondi ministro dei Beni culturali, ogni muro che si scrostava a Pompei partivano urla e richieste di dimissioni.

Era l’effetto Berlusconi, che inquinava tutto, spargeva su tutto quel che gli era attorno un alone malsano e scatenava i riflessi condizionati di tanti. Anche un muro caduto a Pompei andava bene per convincere chi non si emozionava per Ruby.

Ora da Pompei si sono portati via un affresco intero, ma il nome del ministro Dario Franceschini è scomparso dai giornali. Chiederne le dimissioni? Ma non scherziamo. Ancor più invisibile del già inesistente Massimo Bray.

C’è anche chi ha ricordato come lo stesso Franceschini strillasse, allora, contro Bondi. Ma il bello della vita è l’oblio…

Sono usciti titoli allarmanti anche sulla villa di Tiberio vicino a Sperlonga, sulla via Flacca, verso Gaeta e Napoli. Avete sentito proteste? Solo promesse di interventi, di spese, di appalti quindi.

Il Ministro? In un altro mondo. Forse è ancora convalescente, anche se per strillare contro l’impiego di un fotomontaggio del David di Michelangelo per una pubblicità la voce l’ha trovata; ma non è quello il problema.

Succede anche a scuola, o succedeva quando a scuola si permettevano di riprendere gli studenti: c’erano quelli cui tutto era perdonato e quelli che non si potevano senza finire dietro la lavagna.

Ma qui, nella vita dei grandi, rimosso Berlusconi, il disastro di Pompei rimane ma è riassorbito nella routine, forse non era quella l’emergenza.