Sudditi della burocrazia: la storia assurda di uno che pretendeva… di aprire un dehors

di Edoardo Greco
Pubblicato il 6 agosto 2015 9:31 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2015 9:33

Sudditi della burocrazia: la storia assurda di uno che pretendeva... di aprire un dehors

Sudditi della burocrazia: la storia assurda di uno che pretendeva… di aprire un dehors


TORINO – Arriva dall’antica capitale sabauda, Torino, una storia simbolo di quell’inestricabile giungla di cavilli, di quella sempre più soffocante piovra che è diventata la burocrazia in Italia. Dove sembra che dai Savoia alla Repubblica l’unica cosa che continua a progredire è il numero di codicilli e regolamenti, di leggine e di ordinanze che rendono impossibile la vita dei cittadini.

Si tratta di un ristoratore che chiede ai burocrati del Comune di Torino il permesso di aprire un “dehors”, cioè uno struttura all’aperto, all’esterno del proprio ristorante, dove sistemare qualche tavolino in più. Si ritroverà davanti a una kafkiana “commissione dehors”. E si arrenderà di fronte a delle assurde richieste. La sua è una storia che spiega come l’eccesso di burocrazia possa andare di pari passo con l’esplosione della corruzione e allo stesso tempo col calo della produttività. Ecco la lettera che il povero ristoratore ha mandato a La Stampa:

Vi voglio raccontare la mia disavventura con il Comune di Torino per aver avuto la brillante idea di chiedere un permesso per un dehors per il mio locale. Sono titolare di un ristorantino in zona Parella. L’anno scorso, preso da entusiamo e da incoscienza, mi reco presso gli uffici comunali di zona per avere informazioni in merito. Gentilissima, l’impiegata mi spiega l’iter da seguire compreso il fatto che la pratica andava redatta da un professionista. Costo per un dehors di 6 metri per 3: 1500 euro per tre mesi oltre la tassa raccolta rifiuti. Pazienza…

Premetto che la struttura è già in mio possesso quindi il geometra si limita a fare il progetto su una cosa già usata dal precedente proprietario. Quando è tutto pronto vado nuovamente negli uffici di zona, convinto che, pagando la dovuta gabella, potrò realizzare il mio sogno. Macchè.

Sempre molto gentilmente, mi spiegano che la mia voluminosa pratica sarà valutata dall’apposita (tenetevi forte) commissione dehors! Dopo un sussulto di incredulità mi rassegno e attendo la fatidica raccomandata per la convocazione. Mi attivo per l’appuntamento sperando che anche il geometra sia disponibile perchè la «commissione»“ si riunisce una volta al mese e se tu, suddito, non ti presenti salta tutto e devi ricominciare da capo.

Finalmente arriva il fatidico giorno. La convocazione, ovviamente, è solo al mattino e all’orario da loro stabilito. Saliamo all’ultimo piano dove nessuno ci indica quale porta è quella giusta. Aspettiamo: qualcuno arriverà a prenderci. Dopo un’ora quel qualcuno arriva e il mio stupore si trasforma in rabbia. Entriamo in un salone dove attorno ad un grande tavolo ovale siedono dieci impiegati tutti per me! Chiedo se ho sbagliato: sono forse in un Tribunale? Mi fanno accomodare e li osservo mentre vagliano la mia pratica. Uno di loro apre un libretto che sembra uscire da una antica biblioteca: è il regolamento comunale!

Iniziano una serie di obiezioni e, dulcis in fundo, mi chiedono di portare un pezzetto del telo di copertura! Chiedo il perché. Serve per verificare che sia antiriflesso, mi spiegano. Cioè, io avrei dovuto tagliare un pezzo del telone e, sempre da suddito, ritornare da loro e solo nell’orario e nel giorno da loro stabilito. Sapete com’è finita? Che il suddito ha rinunciato. Nei paesi civili ti danno un foglio con le istruzioni da seguire, dopodiché vengono loro a controllare se tutto è a posto. Nei paesi civili…