Recensione film: Noi (Us). Il secondo film di Jordan Peele

Giuseppe Avico
Pubblicato il 10 aprile 2019 10:00 | Ultimo aggiornamento: 10 aprile 2019 4:45
Recensione: Noi (Us). Il secondo film di Jordan Peele

Recensione: Noi (Us). Il secondo film di Jordan Peele

ROMA – Horror e politica. A guardarsi intorno, purtroppo, il più delle volte non c’è neanche bisogno di andarci al cinema per vedere questi due mondi mischiarsi. Ma limitiamoci al grande schermo. Horror e politica, che significa? Significa adattare il mondo dell’orrore ad una più aperta visione di significati e concetti che non si limitano esclusivamente al sangue sui muri o alle bambole semoventi (ogni riferimento è puramente casuale). Da George Romero fino a John Carpenter, passando perché no anche per buona parte della filmografia di Eli Roth; da film come L’invasione degli ultracorpi a Non aprite quella porta di Tobe Hooper, e la lista rischia di allargarsi troppo. Riscoprire maestri di questo calibro, in particolare i primi due, è assolutamente necessario se si vuole comprendere al meglio il genere e soprattutto se si vuole apprezzare nel migliore dei modi la seconda fatica di Jordan Peele, ovvero Noi. Questo regista è stato capace di tenerci incollati alla poltrona con Scappa – Get Out, un film che è riuscito, chissà forse anche involontariamente, a dare linfa nuova al genere grazie soprattutto ad una sceneggiatura solidissima e a innumerevoli sottotesti che ultimamente non eravamo abituati a vedere nell’horror. Si sa, il secondo film, così come nella musica il secondo disco, equivale sempre alla prova del nove. 

Siamo in America, sulle coste californiane di Santa Cruz. Una famiglia afroamericana è in vacanza. Tutto sembra andare per il meglio ma la madre, Adelaide, è scossa da un trauma infantile molto particolare che la tormenta e che le fa provare la sensazione di una minaccia incombente. Il tutto inizia a prendere forma una sera, quando nel giardino della loro casa appare una famiglia in penombra. I misteriosi intrusi si tengono per mano e sono identici alla famiglia di Adelaide: sono spaventosi doppelganger.

Dopo Scappa – Get Out, le aspettative sul regista/sceneggiatore/produttore Jordan Peele erano alte, e giustamente. Il rischio di deludere, però, c’era eccome. Ma qui siamo su ben altri risultati, perché il suo Noi (Us) è preciso, inquietante, feroce e incredibilmente… bello. Incredibilmente? Oramai, nonostante una filmografia cortissima, Peele sembra viaggiare sui binari del predestinato e questo suo secondo film lo conferma. La sua più grande abilità è sicuramente la stessa che si può attribuire ad un bravo chimico, perché partendo da un soggetto semplice riesce a dosare ogni più piccola sfumatura, ogni più minuscolo dettaglio o più impercettibile simbolo, in favore di una costruzione di ampio respiro che, per forza di cose, non appare mai banale e nasconde sempre una seconda o terza chiave di lettura. Questo film ne è la prova e probabilmente bisognerà guardarlo tante volte per coglierne tutti gli aspetti. Alla base c’è il singolo, ancor prima del nucleo che può essere quello familiare. Partendo da questo Peele costruisce personaggi che non hanno bisogno di eccessive caratterizzazioni, tranne per quello di Adelaide, magistralmente interpretato da Lupita Nyong’o. Il gioco del doppio, quello del doppelganger, più che un vero e proprio punto di arrivo, è anzi un perfetto mezzo di messa in scena ma soprattutto di significato che favorisce poi il proposito finale del regista: chi è chi? E soprattutto, chi è il “cattivo”? CLICCA QUI PER LA RECENSIONE DEL FILM THE MULE. 

Senza dimenticare il buon gusto, Peele lavora alla grande sul piano registico, con sequenze che spaziano dal sensazionalismo più appagante, mai superficiali, all’espressionismo simbolico dettato dall’esigenza di nascondere, sparpagliare, disseminare quelle che sono metafore e allegorie. Il film ne è pieno zeppo. Partendo da ciò che si è detto all’inizio, il film lavora moltissimo sul piano della paura e dell’inquietudine più autentici, per poi combinarsi con grande efficacia con quello che è il risvolto politico. Il tema che sta al centro è quello della disuguaglianza sociale e dei suoi effetti, all’ombra di un’America sotterranea.  Ma il film propone anche un bel gioco di tensione e ironia che si mischiano benissimo attraverso la cura narrativa di Peele. Impossibile poi non citare l’interpretazione di Lupita Nyong’o, già premio Oscar nel 2014 per 12 anni schiavo, che qui si esalta con una recitazione da brividi, perfetta e doppiamente difficile. Il resto del cast è perfetto. Noi (Us) è un film consigliatissimo, soprattutto a coloro che non hanno voglia di spegnersi come interruttori quando vedono un film horror, in particolare se al cinema. Un film che ha il merito, e se vogliamo anche la più sana pretesa, di stupire chi lo guarda, di sorprenderlo e di angosciarlo con elementi che vanno ben oltre le porte scricchiolanti o le suore demoniache (di nuovo, ogni riferimento è puramente casuale). Voto: 8.