Boom di manifestazioni da nord a sud, numerosi cortei dopo le manganellate

Boom di manifestazioni da nord a sud, numerosi cortei dopo le manganellate, a Roma slogan anche contro Segre, Meloni e Schlein

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 3 Marzo 2024 - 12:11
Boom di manifestazioni da nord a sud, numerosi cortei dopo le manganellate, a Roma slogan anche contro Segre, Meloni e Schlein.

Boom di manifestazioni da nord a sud, numerosi cortei dopo le manganellate, a Roma slogan anche contro Segre, Meloni e Schlein

Boom di manifestazioni. Più del 40% in due mesi. A tutt’oggi se ne contano 2.538. Il primato del primo bimestre dell’anno appartiene alle manifestazioni “sindacati-lavoro “ (1.408). Seguono le manifestazioni con temi politici (521), i cortei per la  pace (394), e per l’ambiente (100).  Numeri diversi per altre manifestazioni : 47 quelle studentesche,27 le manifestazioni sulla immigrazione.

Dilagano le proteste pro Palestina da Nord a Sud. Solo  sabato 2 marzo si sono registrati cortei pro Gaza e anti sbirri in molte città italiane. Tantissimi ragazzini a Pisa. Giovanissimi spesso accusati di disimpegno, di essere drogati di social. Non è così. A Pisa hanno sfilato in oltre 5.000 “ contro le bombe e i manganelli”. Corteo promosso dal coordinamento degli studenti medi dopo le cariche della polizia del 23 febbraio. A distanza decine di poliziotti e carabinieri in borghese hanno vigilato. Tutto è filato liscio. Nessun incidente. Ben 4 ore di cori, slogan e marcia pacifica per le vie dello shopping. A Firenze studenti e lavoratori si sono ritrovati di fronte al consolato USA, sul lungomare Vespucci, al grido di “ Palestina libera”.

CORTEI DA ROMA A TORINO
Contro le bombe ma anche contro le manganellate, sono scese in piazza tantissime persone, soprattutto studenti. Oltre a Pisa e Firenze, cortei anche a Roma, Milano, Torino e in molte altre città per il cessate il fuoco e in solidarietà con la Palestina. A Roma i manifestanti hanno accusato Liliana Segre di tacere sulla politica di Israele, ma sono stati esposti anche striscioni contro Meloni e Schlein definendole  “ complici del genocidio”.

A Milano è stato fischiato il presidente della sezione locale dell’Anpi , Roberto Cenati, perché non condivide l’uso del termine “genocidio” per quello che sta accadendo a Gaza. Cenati si è defilato dai pensieri e dalle parole che sono appannaggio degli estremismi. Non gli sono piaciute le posizioni rigidamente ideologiche.

E così sabato ha annunciato le sue dimissioni dicendo: ”È una mia decisione. Non sto nel coro di coloro che più usano parole forti, più hanno successo. Mi dispiace ma non ci sto, lascio con grande sofferenza ma non me la sento di guidare una  associazione così sbilanciata su questo tema”. Cenati non è d’accordo soprattutto con la linea dell’Anpi nazionale che il 9 marzo farà una manifestazione con la CGIL nel segno appunto  del “ genocidio”. Cenati contesta “ una parola di moda che va trattata con cura”.

IL SOCIOLOGO: SALDATURA TRA DISAGIO E RABBIA
Il disagio sociale, la protesta politica, l’emergenza ambientale, le crisi sindacali scelgono sempre più la strada della piazza. Lo dicono le cifre del Viminale che documenta la crescita delle manifestazioni. E il caso di ricordare che le manifestazioni legate al conflitto Israelo-Palestinese sono state quasi 1.100 dal 7 ottobre ad oggi.

I sociologi dei movimenti giovanili concordano che c’è una crisi sociale diffusa, ma non da oggi; una crisi che finora ha trovato una certa difficoltà di espressione in termini di protesta. Dice Massimiliano Panarari docente all’università di Modena e Reggio:” Io credo che questi numeri indichino una saldatura di una molteplicità di fattori in un clima generale di polarizzazione.

Una delle questioni più divisive è sicuramente il conflitto Israele-Palestinese che ha portato a manifestazioni molto numerose. È stato un catalizzatore di un disagio creato dalle trasformazioni sociali degli ultimi anni e che emerge anche dai social, sfociando poi nella manifestazione di piazza, vista anche la crisi della rappresentanza che investe sia i partiti che i sindacati”.

Conclude Panarari:” Basta pochissimo per innescare la miccia da qualunque parte. E proprio questo richiede una particolare disciplina e professionismo nelle forze dell’ordine, nella gestione della piazza”.