Coronavirus, le preoccupazioni dei reclusi alla Cecchignola: “Ci tratteranno come appestati”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Febbraio 2020 8:51 | Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2020 13:36
Cecchignola, Ansa

Coronavirus, le preoccupazioni dei reclusi alla Cecchignola: “Ci trattano come appestati” (foto Ansa)

ROMA – “Rischiamo di essere vittime del pregiudizio e della paura, di questa psicosi da Coronavirus pur essendo sani. In una scuola hanno persino raccolto le firme per una petizione contro il ritorno in classe di un bambino che è qui in quarantena”.

Ieri, durante una riunione interna tra i reclusi alla Cecchignola, sono emerse le preoccupazioni di alcuni di loro, che sotto le mascherine hanno gridato il loro disappunto: “Più che di carattere sanitario, le nostre preoccupazioni riguardano il fatto che si sta verificando per noi un problema sociale: c’è gente pronta a trattarci come appestati una volta usciti da qui”.

In particolare, un genitore ha detto di essere stato “informato dal provveditorato” sulla richiesta avanzata dalle famiglie degli alunni della scuola frequentata dal figlio, un bimbo anche lui in quarantena alla Cecchignola. “Ci è stato assicurato che una volta usciti da qui, saremo muniti di un certificato dove si attesta che non siamo portatori di coronavirus”, spiega uno di loro, chiarendo che “i medici militari hanno detto che – tranne per la persona portata allo Spallanzani che mostrava una situazione non chiara – tutti i nostri tamponi faringei, effettuati a cadenza settimanale, sono negativi. Il prossimo è lunedì 10 febbraio. Ma con l’ausilio delle mascherine e dei guanti, che siamo obbligati ad utilizzare, per ognuno di noi è escluso al 100% il contagio. Ad oggi nessuno di noi ha contratto il virus”, spiegano.

E un altro degli italiani in quarantena si sfoga: “L’Italia è così, crocifigge a prescindere le persone. Dal 17 febbraio prossimo, una volta uscito da qui, mi auguro di non trovare qualcuno che mi dica di stargli lontano”.

Fonte: Ansa.