Coronavirus, come lo riconosci? Tosse secca, febbre e diarrea, i sintomi. Poi perdi gusto e olfatto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Marzo 2020 10:06 | Ultimo aggiornamento: 18 Marzo 2020 10:06
Coronavirus, come lo riconosci? Tosse secca, febbre e diarrea, i sintomi. Poi perdi gusto e olfatto

Coronavirus, come lo riconosci? I sintomi più riconoscibili (Ansa)

ROMA – Tosse secca e febbre, poi diarrea in un terzo dei casi, quindi, specie quando l’infezione comincia ad affievolirsi, una singolare perdita dei sensi del gusto e dell’olfatto. Sono questi i sintomi più riconoscibili più frequenti quando un soggetto è aggredito dal coronavirus Sars-CoV-2. 

In Germania si sta tentando in queste ore una mappatura fedele dello spettro sintomatico. Le indagini a tappeto nell’area di Heinsberg condotte sotto la guida del virologo Hendrik Streeck, di Bonn, confermano il dato ricorrente dell’insensibilità a odori e sapori.

“Di quasi tutte le persone infette che abbiamo intervistato (e si tratta di un centinaio, ndr), almeno i due terzi hanno riferito di aver perso il senso dell’olfatto e del gusto per più giorni — racconta alla Frankfurter Allgemeine —. Questa assenza è così forte che una madre non è stata in grado di percepire l’odore del pannolino sporco del suo bambino. Altri non sentivano più l’odore del loro shampoo e il cibo iniziava a non sapere più di nulla. Non possiamo ancora dire esattamente quando compaiono questi sintomi, ma insorgono subito dopo l’infezione”.

Anche il dermatologo guarito a Milano, primo caso in città, aveva testimoniato di questa perdita di gusto e olfatto. Di di anosmia (alterazione dell’olfatto, ndr) e di disgeusia (alterazione del gusto, ndr) aveva parlato anche il primario del sacco, il professor Galli. 

Il virologo tedesco Streeck ci fornisce un’altra informazione preziosa a proposito della significativa incidenza della diarrea nella sintomatologia. Che suggerirebbe la vulnerabilità del tratto gastrointestinale all’influenza del virus. “Quello che sappiamo è che il virus penetra nella sua cellula ospite attraverso il recettore ACE-2: molte cellule tissutali hanno questo recettore e quindi potrebbero essere attaccate”. (fonti Frankfurter Allgemeine, Corriere della Sera)