Domenico Maurantonio, imputata la gita scolastica. Prima di lui Gabriele, Isabella…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2015 11:37 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2015 15:54

ROMA – La mamma dice una verità tanto semplice quanto angosciante: “Ho affidato mio figlio alla scuola, me l’hanno ridato morto”. La mamma in questione è Antonia Comin, madre di Domenico Maurantonio, il giovane di 19 anni morto mentre si trovava in gita a Milano per visitare l’Expo con la sua scuola. Morto non per suicidio, e neppure per incidente. Morto forse per uno scherzo infame, un lassativo messo a tradimento, e una serie di circostanze tragiche.

Ora, a distanza di qualche giorno da quanto accaduto, nel mirino finiscono le gite scolastiche. E’ inevitabile. Le parole della mamma di Domenico fanno riflettere e non può essere altrimenti. Le gite muovono decine, a volte centinaio di studenti, e qualche professore accompagnatore. Le regole sulla carta ci sono, i controlli anche. Ma non sono e non possono essere 24 ore su 24. Anche i professori dormono. E quanto accaduto a Domenico è successo di notte.

Come la si vede sembra una strada senza uscita. “Ho affidato il mio unico figlio all’Istituzione scolastica per un’uscita con pernottamento. Mi verrà consegnato, cadavere tra alcuni giorni” scrive Antonia Comin. Aggiunge che “se fosse rimasto a casa, sarebbe vivo. Avremmo chiamato l’ambulanza…”. Parole che sono un atto di accusa, sono precedute da un amarissimo “grazie a tutti” rivolto a chi qualcosa sa e non parla, a chi non ha vigilato, a chi non si è accorto fino alla mattina successiva di quel corpo caduto dal balcone.

E’ fin troppo facile dire che qualcosa nell’organizzazione della gita non ha funzionato. E non è la prima volta. Basta tornare indietro di qualche mese per ricordare la storia di Gabriele, 15 anni. Era in gita in Barcellona, era su una nave. E’ caduto dall’undicesimo piano della nave direttamente in mare. Ed è morto. E che dire di Isabella? Era in gita a Taranto, aveva 16 anni. E’ morta cadendo da una scogliera per farsi un selfie. E ancora, sempre nel 2014, a Roma uno studente svizzero di 16 anni, Jonathan Lucas, è morto per giocare con i coltelli.

Si tratta di un elenco incompleto. Ma basta a rendere l’idea del perché ora si parli di gite. Gli studenti ci vanno, come è giusto per divertirsi. I docenti, la maggior parte di loro, li accompagnano assumendosi la responsabilità e di certo non lo fanno per soldi. Eppure il meccanismo, a volte si inceppa. Tragicamente, come nel caso di Domenico, Gabriele, Isabella…