Foto dell’americano bendato: sarà usata per annullare il processo?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Luglio 2019 11:30 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2019 12:02
Foto bendato americano coinvolto nell'omicidio di mario Cerciello Rega

L’immagine di Gabriel Hjorth bendato e in manette in caserma

ROMA – La foto di Gabriel Christian Hjorth, il diciottenne americano accusato di complicità nell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, rischia di compromettere la validità del processo a suo carico? Era bendato e in manette, non è solo il suo avvocato a contestare con forza quella che appare come una palese violazione dei diritti dell’imputato.

Soprattutto, al di là degli accertamenti interni e le eventuali responsabilità penali dell’autore della foto e di chi ha omesso di impedirla, c’è il fondato sospetto che quella violazione possa inficiare la genuinità della confessione di Gabriel. 

A parte i complottismi già sorti in rete che suggeriscono un disegno ad hoc per sottrarre i cittadini americani alle loro responsabilità, la questione esiste. Il procuratore generale di Roma si è affrettato a escludere firme di costrizione illecita, l’interrogatorio si è svolto regolarmente. Non la pensa così la difesa dell’imputato. 

L’avvocato di O. J. Simpson: “Tre soluzioni per annullare il processo”. Dagli Stati Uniti, Alan Dershowitz, il celebre avvocato che fece assolvere O. J. Simpson, sostiene che quella foto è la “prova senza ombra di dubbio che il ragazzo arrestato ha subito un trattamento illegale”. A questo punto ci sarebbero tre soluzioni per annullare il processo.

Una diplomatica con gli Usa che chiederebbero di processare loro il cittadino americano. La seconda giuridica per chiarire se la benda sia stata messa prima o dopo la confessione (circostanza appunto negata dal pg di Roma). La terza “europea”, con un ricorso alla Corte europea dei diritti il cui responso penderebbe come una “spada di Damocle” sull’intero iter processuale.

Il procuratore generale: “Interrogatorio regolare”. Il procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, afferma che in base alle informazioni fornite dalla Procura sulle “le modalità con le quali è stato condotto l’interrogatorio consentono di escludere ogni forma di costrizione in quella sede: gli indagati sono stati presentati all’interrogatorio liberi nella persona, senza bende o manette. All’interrogatorio é stato presente un difensore ed é stato condotto da due magistrati, è stato registrato e ne è stato redatto verbale integrale. Gli indagati sono stati avvertiti dei loro diritti”. (Fonte La Stampa).