Frecciarossa deragliato: “Pronto carabinieri?”. La prima telefonata, le testimonianze dei sopravvissuti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Febbraio 2020 8:49 | Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2020 8:49
Frecciarossa deragliato: "Pronto carabinieri?". La prima telefonata, le testimonianze dei sopravvissuti

Il treno Frecciarossa deragliato in provincia di Lodi (Ansa)

ROMA – “Carabinieri, abbiamo deragliato col treno partito alle 5.10 da Milano, non so dove siamo, abbiamo lasciato da poco Rogoredo”. Sono le prime parole che giungono dal luogo del disastro, un passeggero è riuscito ad agguantare il cellulare e chiamare i primo soccorsi. 

Il treno ha appeno finito la sua folle corsa sbalzato via dal suo binario naturale, una palizzata in qualche modo ne contiene l’impatto. 

“Il treno è deragliato, stiamo uscendo dal treno però ci sono feriti, correte, venite subito”. “Che treno è?”, chiede l’operatore dei carabinieri. “E’ un Frecciarossa 1000… Siamo a Livraga, venite subito è un incidente grossissimo”, risponde l’uomo. “Adesso provvediamo”, risponde il militare dell’Arma dall’altro capo del telefono.

Le testimonianze successive descrivono gli stessi sentimenti di panico, paura, misti a una specie di strano sollievo. “Fortunati, miracolati”, ma anche spaventati e in molti sotto choc. Minuti interminabili, al buio, in cui qualcuno ha “creduto di morire” e qualcun altro ha avuto l’impressione di aver finito un giro “sulle montagne russe”, per rendersi conto solo qualche momento dopo della tragedia che invece si era consumata più avanti, con la motrice schizzata via, accartocciata, e la morte dei due macchinisti.

Sono quasi le 5 e mezzo del mattino, non è nemmeno l’alba. La campagna di nebbia tra Lodi e Piacenza è avvolta nel buio totale. Il Frecciarossa 1000 a quell’ora viaggia quasi vuoto, con nemmeno 30 passeggeri distribuiti in un convoglio di otto carrozze che appena un paio d’ore dopo ne avrebbe trasportati più di dieci volte tanto.

Nel rettilineo più anonimo della tratta Milano-Bologna a un certo momento il rumore ovattato della corsa si interrompe bruscamente. Chiara, 30 anni, psicologa milanese in trasferta ad Arezzo, esce praticamente incolume da una delle carrozze in coda.

La sua è una testimonianza quasi incredula: “Siamo stati fortunati – dice – miracolati, sembrava di stare sulle montagne russe”. Nel suo vagone, dove si trovava con altri due passeggeri, nessuna scena di panico. “Un botto”, poi “sballottamenti”. Valigie cadute e 40 secondi sembrati 10 minuti. Solo una volta scesi “ci siamo accorti che la testa del treno si era staccata ed era dall’altra parte della casetta. Abbiamo pensato siamo stati fortunati, miracolati”.