Giovani prendono a calci una capretta e la scaricano nel fosso. L’animale era già morto, caso archiviato

di redazione cronaca
Pubblicato il 16 Aprile 2024 - 11:55
capretta

Foto archivio Ansa

Quando i ragazzi colpirono a calci la capretta, la caricarono su una carriola e la scaricarono in un fosso, riprendendo la scena con i telefonini, l’animale era già morto. Per questo la procura della Repubblica di Frosinone ha chiesto l’archiviazione per i sei giovani accusati di ”uccisione di animale” e di ”istigazione a delinquere”. I fatti risalgono allo scorso agosto quando sui social iniziarono a girare le immagini riprese da un gruppo di ragazzi che la sera precedente erano stati al diciottesimo compleanno di uno di loro, festeggiato in un agriturismo tra Anagni e Fiuggi.

I video mostravano un ragazzo colpire la capretta con un calcio estremamente violento alla testa, scatenando un’ondata di indignazione. Per quell’episodio i sei ragazzi sono finiti nel registro degli indagati, insieme ad un loro amico minorenne per il quale si procede alla Procura dei Minori. A colpire l’animale sarebbero stati lui ed un amico ventenne. Una perizia affidata ad un veterinario ha ipotizzato che la capretta fosse già morta nel momento in cui veniva colpita, come rivelerebbe il tipico gonfiore addominale determinato dalle prime fasi del ciclo di decomposizione.

L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), che aveva presentato la denuncia, ha annunciato che farà opposizione alla richiesta d’archiviazione presentata al Giudice delle Indagini Preliminari. Spiega l’avvocato Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio legale dell’Oipa: “Non condividiamo la decisione del pubblico ministero, tanto più che vi sono prove documentali che testimoniano il reato”. L’avvocato Giampiero Vellucci, difensore del minorenne invita “a smorzare i toni ed a consentire una decisione scevra da condizionamenti mediatici. Gli atti, dei quali anche noi siamo in possesso, consentono una lettura diversa da quella effettuata dalle associazioni animaliste”.