Massimo Giuseppe Bossetti, “fanghiglia a Chignolo d’Isola”. Altro indizio contro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Marzo 2015 9:29 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2015 9:29
Massimo Giuseppe Bossetti, "fanghiglia a Chignolo d'Isola". Altro indizio contro

Massimo Giuseppe Bossetti, “fanghiglia a Chignolo d’Isola”. Altro indizio contro (foto Ansa)

BERGAMO – Un altro dettaglio sul campo di Chignolo d’Isola potrebbe mettere ulteriormente nei guai Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio: in un colloquio avuto in carcere con la moglie Marita Comi, Bossetti ricorda la fanghiglia di Chignolo d’Isola. Un particolare non di poco conto, secondo gli inquirenti, visto che proprio nei giorni in cui Yara è stata uccisa aveva piovuto molto. Un altro dettaglio, dopo che era già emerso che Bossetti avrebbe ricordato che la ragazzina perse una scarpa in quel campo. Libero ha riportato l’intercettazione del dialogo tra Bossetti e la moglie, intercettazione che è stata resa nota a Mattino 5:

Bossetti: “L’ho sempre detto anche al pm. Diamo il caso che sia stato io, come voi dite, come avrei potuto fare a fermarmi davanti alla palestra o per casa sua”.

La moglie: “L’hai convinta a salire dicono”.

Bossetti: “Come se la conoscevo, a sto punto. Poi un’altra cosa, una ragazza si divincola, giusto? Poi gli ho detto, anche se dovessi essere stato io a rincorrerla in un campo, diciamo che in quel periodo lì pioveva, o nevicava, ti ricordi?”.

La moglie: “Quella sera lì no, però”.

Bossetti: “Però il campo era bagnato, la terra impalciata e tutto, se corri in un campo, è facile che le scarpe si perdano”.

L’Ansa ricostruisce invece tutti gli altri passaggi che vanno contro Bossetti secondo investigatori e inquirenti: Per il pm e per i carabinieri di Bergamo e del Ros di Brescia, rilevante e’ anzitutto l’esito degli accertamenti medico-legali e tecnico-scientifici: si va dalle tracce di materiale biologico riconducibili a Bossetti individuate su slip e leggings indossati dalla ragazzina il giorno in cui e’ sparita (la sede di queste tracce e’ “assolutamente suggestiva” e il quantitativo tale da aver resistito alle intemperie cui e’ stato esposto il cadavere per tre mesi invernali) al rinvenimento sul suo corpo e su alcuni suoi indumenti di tracce di polveri legate all’attivita’ edilizia, fino al rinvenimento sulle scarpe e su alcuni vestiti di Yara di tracce di particelle sferiche (essenzialmente composte da ferro) e di tessuto la cui presenza e’ stata riscontrata sul furgone dello stesso Bossetti. Inoltre, gli inquirenti evidenziano come durante le perquisizioni a casa dell’uomo siano stati rinvenuti diversi coltelli e (come emerso dalle intercettazioni) si ritiene che l’uomo avesse una larga disponibilita’ di strumenti utilizzati in genere nei cantieri, le cui caratteristiche sono compatibili con l’arma del delitto.

A rafforzare il quadro “gravemente indiziante” ci sono altri elementi, come risulta dagli atti, raccolti nel corso dell’indagine. Importante e’, ad esempio, il legame di Bossetti con Chignolo d’Isola, luogo di cui e’ stata accertata la sua “frequentazione e conoscenza”, oppure una bolla d’accompagnamento che riguarda un metro cubo di sabbia da trasportare in un non ben precisato cantiere vicino al campo, documento che per procura e carabinieri rappresenterebbe la volonta’ da parte del muratore di “precostituirsi una sorta di salvacondotto” per potersi aggirare nella zona, nel tentativo forse di verificare le condizioni in cui si trovava il cadavere. Fondamentale, poi, e’ anche il colloquio di Bossetti, in carcere dallo scorso 16 giugno, con i familiari, datato 23 ottobre 2014, nel quale il presunto assassino ha ricordato con precisione che la sera in cui Yara scomparve pioveva o nevicava e che il terreno del campo era ridotto a fanghiglia.