Moglie gelosa inguaia assenteisti in Regione. I trucca cartellino licenziati solo sui giornali

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 28 novembre 2018 9:36 | Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2018 9:36
Moglie gelosa inguaia assenteisti in Regione Sicilia. I trucca cartellino licenziati solo sui giornali

Moglie gelosa inguaia assenteisti in Regione. I trucca cartellino licenziati solo sui giornali (foto Ansa)

ROMA – Moglie gelosa aveva un rovello: e se il fedifrago mi mette le corna, quando lo fa? Il rovello a un certo punto si sposò con un sospetto, meglio con una intuizione: il tempo per mettermi le corna lo trova durante l’orario di lavoro. Impossibile? Nulla di più facile. La signora e moglie gelosa conosce il mondo dove vive: l’Italia, la Pubblica Amministrazione, Palermo, gli uffici e i dipendenti della Regione. Nulla di più facile che il tempo del lavoro fosse in realtà il tempo di tutt’altro, corna comprese.

E così la signora gelosa si rivolse alla Guardia di Finanza. Gelosa e vendicativa, la moglie tradita, non la Guardia di Finanza. Indagini, ma non c’era molto da indagare. Era evidente, si andava a colpo sicuro. Timbravano il cartellino e se ne andavano. A fare tutt’altro che lavorare. Sempre, d’abitudine. In tanti. E si aiutavano nell’impresa: se oggi non puoi o non ti va di prenderti il fastidio di timbrare e andartene, te lo timbro io e poi tu ricambi un altro giorno…

Gli indagati sono 49, agli arresti domiciliari sono in undici. Disponibili i soliti video con quelli che strisciano il cartellino e se ne vanno. Volti oscurati a norma…a norma di qualcosa che deve essere giusto ma che indica che c’è qualcosa di falso in questa storia, in queste storie. Qualcosa di falso oltre la falsa timbratura del badge, oltre il finto rispetto dell’orario di lavoro, oltre il finto lavoro.

Di storie e cronache dei cosiddetti furbetti del cartellino ne sono ormai pieni i telegiornali e i giornali, è quasi una rubrica fissa. Quante volte? Alle cronache decine e decine. Dove? Ovunque. Da quanto tempo? Da anni e anni. Quante indagini? Una caterva. Quanti scoperti? Centinaia e centinaia.

Eppure si continua per ogni dove della Pubblica Amministrazione. Si continua a far finta di lavorare, a rubare di fatto lo stipendio, a truccare la firma del cartellino, ad amputare se non azzerare l’orario di lavoro. Si continua perché se va male, se scoperti, se indagati niente meno che arresti domiciliari.

Durano un po’, poi passano. Dovrebbero essere una intollerabile vergogna civile, trascorrono tra la solidarietà più o meno espressa della comunità di lavoro e di quartiere, tra le frasi: una brava persona, una famiglia educata, non si rovina una famiglia per uno sbaglio…

Passati gli arresti domiciliari, più simili ad una vacanza forzata che ad una pena afflittiva, si paga sul luogo di lavoro la grave inadempienza, l’aver fatto finta di essere al lavoro, sistematicamente e in maniera organizzata? Insomma li licenziano? Solo sui giornali. Solo nei titoli dei giornali ci sono i licenziamenti. Nei titoli dei giornali e nelle dichiarazioni dei ministri competenti.

Nella realtà non li licenziano mai. Un cento approssimativo dice che in un anno di licenziamenti veri per chi truffava la Pubblica Amministrazione da dentro ce ne sono stati che non arrivano a dieci. Neanche dieci su centinaia e centinaia presi con le mani nella marmellata. Presi e ripresi dalle telecamere. A volto coperto, anzi pixellato dalle tv. Il che sarà anche omaggio alla privacy e sarà anche garanzia dovuta e attestata.

Però quel volto resi irriconoscibile annuncia che il furbetto del cartellino, una volta passato il momentaneo incidente dell’inchiesta, torna. Torna al posto di stipendio che occupava prima (parlare di posto di lavoro è parola grossa nel caso in specie) Torna, irriconoscibile tra gli altri. Torna tra gli altri.

Saranno le leggi dolci o la lenta applicazione di leggi non lasche…sarà la pigrizia prudente e in fondo complice della Pubblica Amministrazione  (se lo licenzio mi fa causa e perché proprio io dirigente devo prendermi questa rogna..?)…sarà che alla fine tutti a dire onestà, onestà, in galera, in galera ma solo fino a che non riguarda il vicino, il parente, l’amico, il collega.

Sarà quel che sarà, anzi quel che è. Ed è che nella Pubblica Amministrazione se a lavorare non ci vai, se sei assenteista di vocazione e professione lo stipendio non lo perdi praticamente mai. L’unico che ti può mettere nei guai è un partner geloso, ma sono guai che passano. Garantito.  Eccolo cosa c’è di falso in queste storie tutte uguali, c’è di falso che imbrogliare lo Stato e  il prossimo fingendo di lavorare comporti il rischio reale di essere licenziati. Quindi…continuano.