Pastori sardi: a 0,70 non ci campano. Ma pecorino a prezzi più alti non si vende

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 22 febbraio 2019 10:06 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2019 10:06
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Pastori sardi: a 0,70 non ci campano. Ma pecorino a prezzi più alti non si vende

ROMA – Pastori sardi, non c’è uno che si uno che la dica tutta, che dica tutte le verità su questa vicenda. Teatro tanto, propaganda quanta ne vuoi, sceneggiata continua dei mass media e della politica. Ritratti compiacenti e compiaciuti di esasperazione, cronache gonfiate di aggettivi e povere fino all’inedia di fatti. Disinformazione come condizione pare necessaria per non dispiacere in giro.

Pastori sardi, è vero, dannatamente vero che vedendosi acquistare il latte a 0,60 euro al litro i pastori non ci campano. E neanche se il prezzo salisse a 0,72 centesimi come ipotizzato nella bozza di accordo )accordo subito fallito) ci camperebbero. Il governo nelle persone di ministro normale Centinaio e super ministro Salvini ha detto ai pastori: arriveremo a un euro al litro, domani magari, con calma. Mai pastori non ci campano adesso. E il governo ha giurato su tutte le pubbliche piazze e tv: sarà un euro al litro. Ma i pastori non sono fessi e si sono chiesti, hanno chiesto: l’euro al litro chi lo paga? A domanda ministro e super ministro hanno improvvisamente perso la parola.

Un euro al litro e quindi susseguente aumento del prezzo del prodotto finito, il pecorino sardo. Aumento del costo della materia prima, il latte, da 60 centesimi ad un euro al litro significa aumento del costo della materia prima di poco meno del cinquanta per cento. Non tutto si scaricherebbe sul prezzo finale del pecorino ma una buona parte sì. Diciamo ad occhio un aumento del prezzo finale di vendita del 10/15 per cento?

Il guaio è che con prezzo aumentato il pecorino non si vende. Già si vende poco in Italia ai prezzi attuali. I consumatori italiani preferiscono altri formaggi. Si vendeva alla grande negli Usa e in Canada ma le esportazioni verso quei paesi si sono ultimamente drammaticamente dimezzate. Insomma il pecorino a tariffa politica di un euro a litro per il latte che serve a produrlo può stare in piedi solo se sostenuto con pubblico denaro. Una tassa, una mini tassa. Come ce ne sono tante a sostegno di cose che non stanno in piedi. Un esempio? Alitalia, ogni volta che compriamo un biglietto.

Una tassa per comprare pecorino sardo a prezzi che consentano la sopravvivenza dei pastori. E quindi anche regole e controlli sulla produzione di latte visto che paga la collettività. Si può fare, basta dirlo onestamente e con onestà. Oppure si possono minacciare i mercati, i consumatori, le aziende casearie. Minacciare a vuoto: che si fa, si obbligano gli americani e gli italiani ad una quota mensile di pecorino? Si obbligano le aziende a fare formaggi in perdita? Minacciare di spezzare le reni ai mercati e prendere per i fondelli i pastori è la stessa cosa.