I “crociati bianchi” di Al Qaeda: Guantanamo non andava aperta

Pubblicato il 19 luglio 2012 20:12 | Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2012 0:31

Ghezali in una foto di qualche anno fa

ROMA – Madre finlandese e padre algerino. Passaporto svedese, poco più di 30 anni. Il “crociato bianco” di Burgas, che si sarebbe fatto esplodere su un bus turistico pieno di israeliani uccidendone 6, ha un “sangue misto” come succede sempre più spesso, ma nel suo “curriculum” ha un dato d’eccezione. E’ stato a Guantanamo tra il 2002 e il 2004. Ha soggiornato all’interno di quel carcere americano a Cuba, nato con la precisa intenzione di raddrizzare, educare, ammorbidire, neutralizzare i terroristi reali, presunti o potenziali scatenati dopo l’11 settembre. Mehdi Ghezali, kamikaze immolato forse contro la sua volontà perché probabilmente voleva solo lasciare su quel bus l’esplosivo e poi fuggire, è passato proprio da Guantanamo. E’ uno dei tanti “crociati bianchi” del terrorismo contro cui l’Occidente combatte da anni ma che rappresentano proprio il pericolo più insidioso. Perché sono, anche, occidentali. Musulmano eppure europeo, estremista eppure dai lineamenti familiari. Un terrorista in short e berretto come dimostrano le prime immagini delle telecamere dell’aeroporto.

Mehdi Ghezali, all’indomani della bomba bulgara, dimostra quanto parziale, monco, sia stato lo sforzo di Guantanamo di contenere e debellare il terrorismo d’impronta islamica. La storia di Ghezali è esemplare. L’ex carcerato di Guantanamo è nato a Stoccolma nel 1979 da padre algerino e madre finlandese. Cresciuto nella città svedese di Orebro, ha studiato diritto islamico in Pakistan dove è stato arrestato il primo dicembre 2001 per sospetto coinvolgimento nell’attentato dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Ghezli è stato liberato l’8 luglio 2004 su richiesta del governo svedese in quanto non rappresentava più un pericolo per gli Usa.

La Svezia al momento nega che Ghezali sia l’attentatore. “Disconosciamo questo nome”, ha dichiarato al quotidiano Expressen Claes Ohison, capo del controspionaggio, aggiungendo di “non poter fornire ulteriori elementi”. Le autorità bulgare, per svolgere le indagini, sono subito entrate in contatto con polizia e l’intelligence di Israele nonché con l’Fbi degli Stati Uniti. Subito dopo l’attentato, l’Iran chiamato in causa da Netanyahu aveva dichiarato la sua estraneità all’attentato. Il portavoce del ministro degli Esteri Ramin Mehmanparast, secondo la tv iraniana in lingua araba Al-Alam, aveva espresso la sua condanna con forza di ogni atto terroristico: “La Repubblica islamica dell’Iran, la più grande vittima del terrorismo, ritiene che mettere in pericolo la vita di innocenti è un atto inumano”. ”L’Iran condanna tutti gli atti di terrorismo nel mondo”, aveva concluso il portavoce.

Dopo la Svezia anche la Bulgaria smentisce che lo svedese di origini algerine, Mehdi Ghezali, sia il responsabile dell’attentato. Lo riporta l’agenzia bulgara online Vesti che cita il ministero dell’interno secondo il quale non corrisponde al vero che Ghezali sia il kamikaze.