Coronavirus fermato in Corea: tracciati i contagiati e dove erano andati, lì c’era il virus

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Marzo 2020 - 14:17 OLTRE 6 MESI FA
Coronavirus fermato in Corea del Sud: tracciati i contagiati e dove erano andati, lì c'era il virus

Coronavirus fermato in Corea: tracciati i contagiati e dove erano andati, lì c’era il virus (foto Ansa)

ROMA – Coronavirus fermato in Corea del Sud. Come? Con un modello comportamentale che ha abbinato e sommato le capacità e attitudini tecnologiche peculiari del sistema paese coreano e la disciplina non troppo difficile da imporre ad una popolazione orientale (orientale nel senso della approssimativa democraticità dei sistemi governo rispetto ai nostri canoni occidentali).

Insomma che hanno fatto in Corea del Sud? Sono andati a colpire con isolamenti e disinfezioni là dove coronavirus c’era. Là e soltanto là. E come facevano a saperlo che coronavirus era là? Coronavirus mica si vede…E invece in Corea del Sud in qulache modo sono riusciti a vederlo, più esattamente a tracciarlo. Tracciarlo nei suoi movimenti e contatti. Cioè? Cioè hanno tracciato i movimenti dei contagiati.

Non i movimenti dei contagiati dal contagio in poi (questo lo facciamo anche noi), ma i movimenti dei contagiati prima che il contagio, il loro contagio, fosse manifesto. In quale bar, ristorante, ufficio, perfino casa di appuntamento, è andato il contagiato prima di risultare tale? Tracciando il suo smartphone, tracciando i loro smartphone si può fare. In Corea del Sud l’hanno fatto e quindi hanno visto e saputo dove erano stati, dove erano andati i contagiati e quindi dove era il virus. E lì sono andati ad isolarlo e colpirlo. Hanno colpito, per così dire, come con una sorta di occhiali notturno agli infrarossi, vedendo nel buio. Mentre da noi si chiude tutto per impedire a coronavirus di  muoversi troppo, in Corea del Sud sono andati a scovarlo e inseguirlo coronavirus

I risultati ci sono e sono tutt’altro che piccoli. Erano il secondo paese al mondo per contagi, li hanno rapidamente ridotti, ridotti con una velocità che nessun paese è riuscito a raggiungere, neanche la Cina. Israele sta predisponendo qualcosa di simile, un tracciamento via telefonino dei movimenti dei contagiati. Significa ovviamente nessuna privacy (ma anche chi se ne frega), significa soprattutto la compressione della libertà individuale oltre ogni limite conosciuto e accettato dalle opinioni pubbliche (anche dalla generica gente) in Europa o negli Usa. Qui da noi è ancora molto in voga lo sport di cercare il cavillo per uscire di casa, figurarsi se il movimento fosse tracciato e noto per via di controllo smartphone.

In Cina chiudendo in casa per due mesi circa tutti e davvero, fuori l’esercito e la polizia e nessuno spostamento, nessuno, tra Hubei e resto del paese. In Corea del Sud e forse in Israele inseguendo cortonavirus e facendone un target usando i contagiati come spie elettroniche. Dell’Europa e degli Usa sappiamo, prima reazione lenta, poi chiusura di corsa. Della Gran Bretagna il piano coronavirus più o meno libero di correre tra i meno che settantenni (tanto ne muoiono pochi) e sopra i 70 anni quarantena obbligatoria a casa per quatto mesi (così non si ammalano e soprattutto non intasano gli ospedali). C’è un grande assente: la Russia. Lì delle due l’una: o coronavirus ama la Russia e teme la vodka, oppure la Russia di Putin nasconde i suoi contagi. Secondo voi?