Gaza, tregua umanitaria di 72 ore: Israele accetta la proposta dell’Egitto

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Agosto 2014 21:52 | Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2014 22:55
Gaza, l'Egitto annuncia: "Tregua umanitaria di 72 ore"

Gaza, l’Egitto annuncia: “Tregua umanitaria di 72 ore”

IL CAIRO – Settantadue ore di tregua, a partire dalle 8 di martedì mattina. Nella Striscia di Gaza ci sarà una tregua umanitaria, proposta dall’Egitto e accettata da Israele.

L’agenzia egiziana Mena conferma che “responsabili palestinesi hanno annunciato” che una “tregua umanitaria” entrerà in vigore martedì alle 8 per durare 72 ore.

Il gabinetto israeliano dei ministri ha accettato la proposta egiziana senza precondizioni. Lo riporta Haaretz citando fonti ufficiali israeliane.

Lo scopo del cessate il fuoco – hanno precisato le fonti – è di giungere ad un tregua “permanente sotto il patronato dell’Egitto nel quadro dell’iniziativa egiziana” e delle “richieste presentate dalla delegazione palestinese all’Egitto per la cessazione delle ostilità”.

Riprende quota la mediazione dell’Egitto per provare a fermare dopo quasi un mese il conflitto nella Striscia di Gaza. L’annuncio delle fazioni radicali palestinesi di disponibilità ad una tregua finalizzata ad avviare negoziati con Israele al Cairo appare come il frutto dell’attivismo con cui il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi punta a rilanciare la sua iniziativa, ma soprattutto a realizzare un suo progetto strategico: riesumare l’influenza dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) nella Striscia o, come si dice in riva al Nilo, “riportare Abu Mazen a Gaza”.

La “posizione palestinese unificata su un cessate il fuoco a Gaza”, sottoscritta anche da Hamas, è stata varata domenica sotto la presidenza di Azzam Al-Ahmed, componente del comitato centrale di al-Fatah e stretto collaboratore del presidente dell’Anp, Abu Mazen. Le richieste che vi sono contenute (pieno ritiro delle truppe israeliane, revoca del “blocco” di Gaza e rilascio di un contingente di prigionieri) paiono di nuovo irricevibili nell’immediato.

Ma nel breve-medio periodo questa rinnovata versione dell’ “iniziativa egiziana” rappresenta un punto fermo per affrontare altre questioni vitali per Gaza, apertamente evocate nel documento secondo le sintesi dei media egiziani: apertura dei valichi di frontiera come quello egiziano di Rafah e “ricostruzione di Gaza” attraverso una conferenza internazionale di donatori da tenersi sotto la supervisione del governo di unità nazionale palestinese formato quest’anno.

Ex diplomatici americani e israeliani, responsabili della sicurezza e analisti, ha ricordato di recente il sito Al Monitor, ritengono che un accordo su queste basi allargherebbe di fatto la presenza dell’Autorità palestinese a Gaza. E, partendo dalla gestione dei valichi, rilancerebbe i moderati di Abu Mazen a discapito dei radicali islamici di Hamas, nell’interesse comune di Egitto, Usa e Israele.

Una linea diretta fra Sisi e Abu Mazen viene ormai vantata pubblicamente da entrambi mentre Hamas non compare mai nelle comunicazioni ufficiali che parlano solo di “fazioni palestinesi”. Questa scelta di campo é legata al rapporto storico fra Hamas e i Fratelli musulmani, movimento di cui la fazione palestinese è nata come filiazione e che in Egitto é tornato a essere messo al bando nel dicembre scorso dal governo transitorio egiziano appoggiato dai militari, all’epoca guidati proprio da Sisi. Si era trattato dell’epilogo del sanguinoso braccio di ferro seguito dalla deposizione, realizzata 13 mesi fa sempre da Sisi sull’onda di proteste popolari, del presidente Mohamed Morsi, leader politico della Confraternita. Un epilogo che ha segnato nei mesi scorsi una brusca rottura anche con Hamas, rendendo inizialmente più difficile la riedizione della mediazione egiziana nel conflitto di Gaza. Ma che non può comunque annullare il ruolo chiave del Cairo in questa crisi. Come gli sviluppi delle ultime ore sembrano testimoniare.