Scambio Israele-Hamas: due ex detenuti vogliono sposarsi fra loro

Pubblicato il 20 Ottobre 2011 17:48 | Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre 2011 18:13

GERUSALEMME – Intendono sposarsi tra loro, nonostante la militanza in fazioni storicamente avverse, due dei 477 ex detenuti palestinesi appena rilasciati dalla carceri israeliane nell'ambito della prima tranche dell'accordo di scambio fra Israele e Hamas per la liberazione del militare Ghilad Shalit in cambio di 1.027 reclusi. La notizia, riportata da alcuni siti, e' rimbalzata oggi da Ramallah (Cisgiordania).

I due, entrambi condannati per aver partecipato a sanguinosi attentati commessi in Israele nei primi anni 2000, sono lontani cugini e hanno lo stesso cognome: si tratta di Nizar Tamini, aderente all'ala piu' militante del Fatah, il partito laico palestinese fondato a suo tempo da Yasser Arafat, e di Ahlam Tamini, prima donna di un commando operativo delle Brigate Ezzedin al-Qassam (braccio armato degli integralisti islamici di Hamas). Sarebbero stati presentati l'un l'altro da un parente e avrebbero deciso di sposarsi durante la detenzione, malgrado in questi anni abbiano potuto incontrarsi solo una volta.

L'annuncio ufficiale del fidanzamento e' stato fatto vicino a Ramallah dalla famiglia di lui. Ma le nozze non saranno comunque un traguardo facile. Nizar e' stato infatti rilasciato in Cisgiordania, mentre Ahlam risulta obbligatoriamente confinata in Giordania, dove e' cresciuta in una famiglia di profughi: e da dove proprio oggi ha fatto sapere di non essere pentita delle proprie azioni (incluso l'attentato alla pizzeria Sbarro di Gerusalemme, per il quale le fu inflitto l'ergastolo e che costo' nel 2001 la vita a 11 persone), rivendicando il diritto alla ''resistenza'' e persino la soddisfazione di veder Israele ''bruciare di rabbia'' per la sua scarcerazione.

Il rilascio dei primi 477 detenuti palestinesi e' coinciso martedi' con la liberazione di Ghilad Shalit, che oggi ha intanto festeggiato nella casa di famiglia di Mitzpe Hila (Galilea) – protetta da un cordone di polizia dall'entusiasmo di un residuo gruppo di sostenitori – la celebrazione dell'ultimo giorno della ricorrenza ebraica dei Tabernacoli (Sukkot).

Suo padre Noam ha confermato che il ragazzo sta relativamente bene, anche se ''ha bisogno di tempo per riprendersi del tutto'' e che non intende concedere per il momento ''nessuna intervista''. Neppure per confermare o correggere le affermazioni di alcuni suoi carcerieri, rilasciate nelle ultime ore da Gaza, secondo le quali egli non sarebbe stato ''torturato ne' maltrattato'' negli oltre 5 anni di prigionia, ma anzi avrebbe ricevuto anche una qualche assistenza medica e talora l'accesso a una tv.