Giappone, “l’ultima geisha” è sopravvissuta allo tsunami

Pubblicato il 16 Aprile 2011 10:09 | Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2011 10:09

KAMAISHI – Quando il terremoto ha scosso violentemente la terra alle 2,46 dell’11 marzo, lei si stava preparando per uno spettacolo, l’ennesimo. Aveva messo i calzini tradizionali, indossato il kimono e si stava sistemando i capelli: doveva esibirsi in un ristorante di lusso dove ha cominciato a lavorare ben sette decenni fa. Quella sera però Tsuyako Ito, 84 anni, non ha avuto il tempo di cantare: lo tsunami ha inghiottito Kamaishi e l’ultima gheisha ha dovuto lottare per sopravvivere.

Non era la prima volta che Tsuyako Ito vedeva la furia di uno tsunami. Kamaishi, città famosa in tutto il Giappone per il suo pesce e i suoi molluschi, nel corso dei secoli è stata distrutta con regolarità dalla violenza delle onde. E fin da bambina Tsuyako ha ascoltato i racconti del grande tsunami del 1896. “Lo tsunami è una grande bocca che tutto divora”, le aveva detto la nonna, “la vittoria sorride a chi sa correre più forte”. E Tsuyako lo ha sperimentato sulla sua pelle.

Era il 1933 quando è scampata al primo tsunami della sua vita, sua madre, per salvarla, l’aveva fatta salire sulla sua schiena. Dopo quasi ottanta anni la signora Ito, che ha programmato di andare in pensione per il suo 88esimo compleanno, è sopravvissuta al suo quarto e “più spaventoso” tsunami. Le onde, tuttavia, hanno spazzato via il suo shamisen, uno strumento a tre corde simile a un liuto, e il kimono, due elementi essenziali per l’arte di una geisha.

Luogo di nascita dell’industria siderurgica giapponese e città chiave nella modernizzazione e militarizzazione del paese, la notte dell’11 marzo Kamaishi è stata spazzata inghiottita dalla marea di fango e detriti in soli 35 minuti. Lo tsunami ha ucciso oltre 1.300 persone e Kamaishi si è trasformata in una città fantasma, polverosa, dove l’odore di edifici in rovina si confonde con quello del mare.

E’ da quando aveva solo 14 anni che Tsuyako ha iniziato a cantare e ballare al Saiwairo, lo storico ryotei (ristorante lussuoso a gestione familiare) aperto nel 1894, l’ultimo rimasto in città. Il padre le ha sempre detto che è nata per vivere come una gheisha ma lei sa che, quando era giovane, fu data in pegno come garanzia di un debito.

Dopo un matrimonio con il proprietario di un ristorante sushi, la nascita di una figlia e un divorzio, la signora Ito è andata a Tokyo a studiare danza con famoso istruttore. Poi è tornata a Kamaishi dove, dagli anni 50, l’economia era in espansione e per le gheishe c’era molta occupazione. Dopo anni e anni di lavoro come per i dirigenti di grandi compagnie nipponiche, negli anni Settanta è arrivata la crisi ed è cambiato tutto. Le fabbriche hanno chiuso, i clienti se ne sono andati. E ora Tsuyako Ito, a 84 anni suonati, si esibisce circa una volta al mese, principalmente per gli industriali cinesi.

All’improvviso però è arrivato lo tsunami che ha spazzato via tutto. E a rischiato di spazzare via anche lei, l’ultima gheisha, l’unica memoria vivente di canzoni tradizionali ormai dimenticate. Il signor Maruki, proprietario di un negozio di sakè e presidente di un gruppo per la conservazione di “Kamaishi Seashore Song”, un canto tipico giapponese, dopo l’ondata distruttrice è andato a cercare Tsuyako. Era nella sua casa, ma le mura erano state buttate giù. Proprio come aveva fatto sua madre con lei, il signor Maruki l’ha presa in braccio e l’ha portata in salvo. Tsuyako lo ha ringraziato sorridente, con un solo rimpianto: non poter cantare quella notte. “È finito tutto senza la mia canzone. Comunque è una bella canzone”.