Italia sempre più povera, salari bloccati. Donne e giovani i più penalizzati

Pubblicato il 22 Maggio 2012 12:11 | Ultimo aggiornamento: 22 Maggio 2012 13:07

ROMA -Un Paese sempre più povero ma spezzato in due, con un nord in crisi ed un sud al collasso. Nelle regioni settentrionali sono “povere” meno di 5 famiglie su 100, nelle regioni meridionali lo sono 23 su 100. E le differenze si vedono anche nella sanità pubblica: Piemonte, Valle d’Aosta, Trento, Veneto, Emilia Romagna e Toscana sono le regioni che presentano i più elevati livelli di qualità dell’assistenza, Campania e Sicilia i più bassi. C’è anche uno scarto di 500 euro a persona fra quanto speso tra la provincia autonoma di Bolzano, che spende 2.191 euro per ogni residente, e la Sicilia, che ne spende 1.690 euro.

Ma l’Italia, i dati sono sempre dell’Istat, è anche il Paese con la crescita più bassa tra i 27 dell’Unione Europea: dal 2000 al 2011 la crescita media annua è stata dello 0,4%. Male anche il prodotto interno lordo, che nel 2012 subirà una contrazione dell’1,5% per poi aumentare dello 0,5% nel 2013 grazie alle esportazioni. Caleranno soprattutto i consumi e gli investimenti, rispettivamente -2,1% e -5,7%.

Del resto le retribuzioni dei lavoratori italiani sono rimaste ferme dal 1993. Se gli occupati sono aumentati (+7,8%) dal 1995 la gran parte di loro è al Centro Nord, mentre il Sud ha visto i suoi occupati diminuire da 6,4 a 6,2 milioni. Il potere d’acquisto è diminuito del 5% dal 2008.

Resta alto il valore del sommerso in Italia, stimato fra 255 e 275 miliardi, cioè fra il 16,3% e il 17% del Pil nel 2008. Il dato è in riduzione rispetto al 2000, quando il peso sul Pil era oltre il 18%.

Il tasso di disoccupazione, o inoccupazione, è altissimo tra i giovani sotto i 30 anni: nel 2011 in Italia 2,1 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni non studiavano né lavoravano. Anche in questo caso al Sud la cifra raggiunge il picco del 35% in sicilia e Campania. Di conseguenza cresce il numero dei giovani che restano in casa: il 41,9% dei giovani tra 25 e 34 anni vive ancora in famiglia contro il 33,2% del 1993-1994.

In generale il tasso di disoccupazione raggiungerà in Italia il 9,5% nel 2012 (dall’8,4% del 2011), salendo ulteriormente al 9,6% nel 2013.

Gli unici contratti di lavoro in aumento sono quelli a tempo determinato e di collaborazione (+5,3%, pari a 136 mila unità), concentrati prevalentemente tra i lavoratori dipendenti. E’ aumentato soprattutto il numero di contratti di breve durata: quelli fino a sei mesi sono cresciuti dell’8,8% (+83 mila unità), mentre è diminuito quello dei contratti con durata superiore all’anno (-32 mila unità).

Le più escluse dal mondo del lavoro sono le donne, e in particolare le mamme. Nel 2012, a due anni dalla nascita del figlio quasi una madre su quattro (il 22,7%) in precedenza occupata non ha più un lavoro. Rispetto al 2002 le percentuali di licenziamento tra le cause di interruzioni del rapporto passano dal 6,9% al 23,8%. La probabilità di trovare lavoro per le madri rispetto ai padri è 9 volte inferiore nel Nord, 10 nel Centro e ben 14 nel Mezzogiorno.

L’aumento della sopravvivenza e la bassa fecondità continuano a rendere l’Italia uno dei Paesi più ”vecchi”: attualmente si contano 144 persone di 65 anni e oltre ogni 100 con meno di 15. Gli uomini vivono in media 79,4 anni, le donne 84,5, con valori leggermente più bassi nel Mezzogiorno (78,8; 83,9). Calano invece le nascite: nel 2011 sono venuti al mondo 556 mila bimbi, circa 21mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di bambini per donna è 1,42. Alla crescita demografica contribuiscono soprattutto le donne straniere (2,07), mentre le italiane si fermano a 1,33.

Diminuiscono soprattutto le coppie sposate con figli: appena il 33,7% nel 2010-2011 contro il 45,2% del 1993-94. Raddoppiano invece le nuove forme familiari (single non vedovi, monogenitori non vedovi, libere unioni e famiglie ricostituite coniugate) che hanno raggiunto gli oltre 7 milioni di nuclei su 24 totali, il 20%.

I matrimoni sono in continua diminuzione (poco più di 217 mila nel 2010, nel 1992 erano circa 100 mila in più). Le libere unioni sono quadruplicate in meno di 20 anni, nel 2010-2011 sono 972 mila. Le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili, in tutto 578 mila, hanno fatto registrare gli incrementi più sostenuti: 8,6 volte in più di quelle del 1993-1994. In aumento anche le separazioni: ogni 10 matrimoni quasi tre finiscono in separazione, una proporzione raddoppiata in 15 anni.

E se calano gli omicidi, che oggi sono circa un terzo rispetto a 20 anni fa, aumentano invece i femminicidi, cioè gli omicidi in cui le vittime sono donne: ne viene uccisa quasi una ogni due-tre giorni. Nel 2010 le donne uccise sono state 156. Nel 2009 erano state 172. Nel 2003 il picco del decennio scorso con 192 vittime. Circa il 70% di questi omicidi sono compiuti da partner o parenti.