Crisi, Usa/ Stress test: dieci grandi banche dovranno ricapitalizzare per 74,6 mld di dollari

Pubblicato il 8 maggio 2009 13:39 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2009 15:58

Il responso sugli stress test a cui la Federal Reserve ha sottoposto i 19 maggiori istituti di credito Usa conferma le previsioni circolate nei giorni scorsi: dieci grandi banche americane su diciannove hanno bisogno di essere ricapitalizzate, a quanto scrive il New York Times.

Per la Banca centrale americana questi dieci istituti dovranno effettuare operazioni di ricapitalizzazione per 74,6 miliardi di dollari. Morgan Stanley, la sesta banca degli Stati Uniti, ha già annunciato un aumento di capitale da 5 miliardi tra nuove azioni (2 miliardi) e debito non garantito dalla Federal Deposit Insurance.

Elaborati dalle autorità finanziarie americane, gli stress test sono degli studi che hanno lo scopo di valutare la resistenza delle 19 maggiori banche che hanno beneficiato di aiuti statali ad un eventuale, ulteriore peggioramento del quadro economico.

L’istituto più esposto a un’eventuale acuirsi della crisi è Bank of America (33,9 miliardi) seguita da Wells Fargo (13,7 miliardi) che ha già lanciato un aumento di capitale. Vengono poi l’ex unità finanziaria di General Motors che ora include anche Chrysler GMAC (11,5 miliardi) e Citigroup (5,5 miliardi).

Secondo  la Fed le banche potrebbero registrare perdite nel 2009 e nel 2010 pari a 104,7 miliardi di dollari nel caso di un peggioramento del quadro economico. JPMorgan e Goldman Sachs invece figurano fra gli istituti ben capitalizzati, insieme a Bank of New York Mellon, American Express, Capital One Financial e Metlife.

Le perdite a cui andranno incontro le banche più colpite dalla crisi sono state quantificate in 599 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Di questi una parte significativa è costituita da perdite legate ai mutui immobiliari (185 miliardi), con perdite potenziali pari a 99 miliardi. Serve ricapitalizzare quindi.

Ma l’amministrazione Obama appare determinata a non chiedere ancora soldi ai contribuenti. La prima risorsa, per la Casa Bianca, deve essere quella dei mercati di capitali, mentre fra le opzioni resta la conversione delle azioni privilegiate detenute dal governo in azioni ordinarie: una manovra meno traumatica rispetto alla raccolta diretta sul mercato.

Il presidente della Fed Ben Bernanke ha sottolineato che i numeri sono fonte di un «considerevole sollievo» per gli investitori perché indicano che le banche hanno comunque al momento «capitali adeguati». Nessun istituto di credito quindi, è a rischio di insolvenza.

«Gli ispettori hanno verificato che quasi tutte le banche – ha rassicurato Bernanke – hanno abbastanza capitale Tier 1 per assorbire le perdite più alte che si potrebbero verificare nell’ipotetico scenario più avverso».

«Il nostro governo attraverso il Tesoro è pronto a fornite qualsiasi capitale aggiuntivo possa essere necessario per assicurare che il nostro sistema bancario sia in grado di affrontare un nuova depressione economica», ha assicurato il presidente della Fed. Per Bernanke, i risultati degli stress test sono un buon punto di partenza per la riforma della supervisione del sistema finanziario.

Non la pensano così molti economisti, tra cui Richardson e Roubini, che considerano l’esito degli stress test un’occasione perduta: nessuna banca è stata “bocciata”, l’imperativo resta quello di salvarle tutte e, dicono, i criteri adottati nei test, concordati con le stesse banche, non consentono di conoscere la loro vera situazione patrimoniale. In altri termini è stato testato solo il loro bisogno di capitale, non la loro solidità fianziaria.