Diamanti, banche multate. Inganno su prezzi e valori delle pietre

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 31 ottobre 2017 10:13 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2017 10:13
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Diamanti, banche multate. Inganno su prezzi e valori delle pietre

ROMA – Diamanti, banche multate. E insieme alle banche multate dall’Antitrust anche le due società che tramite le banche i diamanti li vendevano. Anzi, visto come li vendevano, sarebbe meglio dire come li piazzavano. Con gli inganni di un ambulante su una bancarella. Raccontando balle sui prezzi, valori, quotazioni e liquidità (immediata rivendibilità) delle pietre. E scusate se è poco…

Eppure erano, sono le due società principali nel mercato dei diamanti come investimento che operano in Italia. Eppure piazzavano la merce attraverso uffici e personale delle maggiori banche italiane che stavano o tenevano il gioco. L’Antitrust ha multato società e banche che piazzano nel nostro paese diamanti da investimento per poco più di 15 milioni di euro complessivi. La multa farà ai loro bilanci poco più di un baffo. Ma la motivazione della multa inflitta da Antitrust dovrebbe far vergogna e discredito grossa all’immagine delle banche e dovrebbe quindi far saltare non qualche milioncino ma qualche manager. Dovrebbe…

Eccola la motivazione: “gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta”. Inganno e inganno grave. E non un solo inganno, una catena di inganni per chi voleva investire in diamanti. E che per farlo si fidava del marchio della grande banca che faceva da negozio.

Il primo inganno era nel prezzo delle pietre.

Si diceva fosse un fixing oggettivo e internazionale e invece il prezzo, maggiorato assai rispetto al valore delle pietre, era stabilito solo e soltanto da chi vendeva. Non è reato vendere al prezzo che si vuole, ma è inganno al risparmiatore dire che il prezzo è fisso nel mondo e non l’hai fissato tu. Un po’ come vendere benzina a tre euro al litro e dire che il prezzo del petrolio è di 100 dollari al barile mentre è più o meno la metà.

Secondo inganno.

Offrire prospetti e analisi e cifre e stampati in cui il valore delle pietre è un grafico sempre in ascesa. Non è vero e comunque i prospetti anche quelli se le facevano in casa e non erano certo foto esaustive del mercato.

Terzo inganno.

Asserire, garantire la costante e assoluta liquidità delle pietre, cioè assicurare al risparmiatore che compra diamanti la certezza di poterli rivendere in ogni momento alla quotazione ovviamente cresciuta rispetto al prezzo d’acquisto. La costante e assoluta liquidità invece non c’è, c’è solo se si trova un compratore e non è detto quello ricompri alla quotazione artificiosamente pubblicizzata.

Può bastare anche se Antitrust si dilunga in altri passaggi della “ingannevole modalità di offerta” dei diamanti da investimento tramite banche. Può bastare per una multa, anzi avanza, di gran lunga avanza.

Resta però una domanda.

Per quanto le banche possano averci guadagnato nel reggere il gioco ingannevole alle società che vendevano diamanti…quanto? Un milione, dieci, cinquanta milioni di euro? Per quanto possano aver messo in cassa si rendono conto del danno economico indotto a loro stesse le banche dal ribadire e rinforzare il sospetto nei loro confronti? Cosa, quale coazione a ripetere spinge le banche a razzolare male, malissimo? Perché spesso e volentieri? Si sentono invulnerabili? O è un funzione una dannata e non più solubile miscela di incoscienza, menefreghismo e in ultima analisi idiozia travestita da astuzia?