Ex Ilva, Arcelor Mittal: “4700 esuberi entro il 2023”. Sindacati bocciano piano: “Sciopero 10 dicembre”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Dicembre 2019 18:42 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2019 8:38
ArcelorMittal, Ansa

ArcelorMittal (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Nel nuovo piano industriale di Arcelor Mittal sono previsti 4.700 esuberi, di cui 2891 già nel 2020, con l’organico dell’ex Ilva che passerebbe dai 10.789 occupati del 2019 ai 6.098 del 2023. È questa la cifra indicata dall’ad italiana dell’azienda Lucia Morselli nel corso del tavolo al Mise.

Dopo la presentazione dell’ad il tavolo al Mise è stato sospeso, e i sindacati hanno definito “irricevibili” i tagli annunciati da Arcelor Mittal proclamando lo sciopero per il prossimo 10 dicembre all’ex Ilva.

“L’incontro è andato malissimo”, ha detto il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan, a nome di tutti le organizzazioni bocciando l’aggiornamento del piano industriale presentato dall’azienda. “Sono molto deluso, l’azienda non ha fatto i passi avanti attesi”, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli

Arcelor Mittal, gli esuberi tra il 2020 e il 2023

I livelli occupazionali in Arcelor Mittal si ridurranno di 2891 unità già nel 2020. E’ quanto emerge nelle slide del nuovo piano industriale presentato dall’azienda al Mise. A questi nel 2023 se ne aggiungeranno altri circa 1.800, per un totale di 4.700. I circa 1.800 esuberi previsti a fine piano, cioè nel 2023, sono gli addetti attualmente in carico all’amministrazione straordinaria e che, in base all’accordo del 6 settembre 2018, a fine piano dovevano essere riassorbiti da ArcelorMittal Italy.

Ex Ilva, produzione acciaio a 6 milioni di tonnellate nel 2021

Un aumento dei volumi di produzione dagli attuali 4,5 milioni di tonnellate di acciaio ai 6 milioni dal 2021. E’ quanto prevederebbe il nuovo piano di Arcelor Mittal. Secondo il piano industriale originario presentato da ArcelorMittal ai commissari straordinari per vincere la gara per l’acquisizione dell’Ilva, la produzione di acciaio doveva raggiungere i 6 milioni di tonnellate nel 2020, mentre a fine piano 2023 si dovevano superare gli 8 milioni di tonnellate prodotti dagli altiforni. La produzione poteva poi aumentare a 10 milioni di tonnellate usando forni elettrici.

Arcelor Mittal, sindacati bocciano il nuovo piano

I tre maggiori sindacati in una nota respingendo il nuovo piano hanno dichiarato: “Il piano industriale presentato da ArcelorMittal è irricevibile. I 6300 esuberi ipotizzati da ArcelorMittal non possono neanche essere presi in considerazione. Per Fim Fiom Uilm l’accordo del 6 settembre 2018 è ancora valido e vincolante”.

La nota prosegue: “Per queste ragioni le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm proclamano per martedì 10 dicembre 24 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti di ArcelorMittal e nell’indotto con manifestazione a Roma che confluirà nell’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil già programmata a piazza Santi Apostoli.”

La Furlan, segretaria generale della Cisl, ha commentato: “Non ci sono le condizioni per aprire un confronto. Noi un accordo lo abbiamo fatto un anno fa e non venti anni fa anni e per noi quello rimane. E con quelle caratteristiche. L’incontro è andato malissimo, rigettiamo la proposta dell’impresa. Sul tavolo ci sono complessivamente 6300 esuberi tra nuovi e vecchi. Per noi quindi non esiste alcuna possibilità di aprire una discussione di merito se la proposta dell’azienda rimane questa”.

Landini: “Questo è un piano per la chiusura dell’Ex Ilva”

-Quello presentato al Mise da Arcelor Mittal Italia “non è un piano industriale: è un progetto di chiusura nel tempo di Taranto e di Ilva”. Lo ha affermato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro al Mise. “Abbiamo un accordo firmato un anno fa che prevede investimenti, 8 milioni di tonnellate di acciaio da produrre e quella è la base da cui partire. Per noi la discussione è possibile se si parte dall’accordo che abbiamo firmato”. 

Patuanelli: “Sono deluso, azienda ha disatteso le aspettative”

“L’azienda invece di fare un passo avanti ha fatto qualche passo indietro, ricominciando a parlare di 4.700 esuberi alla fine del nuovo piano industriale, che prevede comunque un forno elettrico e una produzione finale di 6 milioni di tonnellate. Questa non è l’idea che ha il Governo sullo stabilimento. Riteniamo che la produzione a fine piano debba essere più alta, arrivando almeno ad 8 milioni di tonnellate”. Così il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, su Arcelor Mittal, dicendosi “molto deluso” dall’incontro appena finito.

Poi ha aggiunto: “Noi vogliamo far diventare lo stabilimento Ilva all’avanguardia nella produzione siderurgia europea. Su questo lo Stato, il governo, è disponibile a investire, ad essere presente, a partecipare e accompagnare l’azienda a questo percorso di transizione. Su queste basi siamo disponibili e ci sembrava che ci fosse una disponibilità dell’azienda che oggi non ho trovato nel piano illustrato”.

Patuanelli ha proseguito: “In una fase di trattativa ci sta un momento di particolare criticità, spero che oggi rappresenti l’elemento di maggiore criticità e si voglia risolvere definitivamente il problema dello stabilimento. Noi faremo la nostra proposta nelle prossime ore. Siamo molto cocciuti. Cerchiamo di stare al tavolo e di arrivare all’obiettivo finale: garantire una produzione siderurgica all’avanguardia con nuove teologie sviluppando interventi sul territorio”.

Poi ha concluso: “Entro il 20 dicembre dobbiamo avere chiara una cosa se siamo in grado andare avanti con la trattativa oppure no. Se la posizione è quella di oggi ed è una posizione rigida non credo che ci saranno le condizioni per continuare a trattare”. (Fonte ANSA e Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev)