Mps tra aumento di capitale e compratori alla finestra. Nit cinese non credibile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 novembre 2014 14:48 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2014 14:48
Mps tra aumento di capitale e compratori alla finestra. Nit cinese non credibile

Mps tra aumento di capitale e compratori alla finestra. Nit cinese non credibile

ROMA – Mps tra aumento di capitale e compratori alla finestra. Nit cinese non credibile. Monte Paschi di Siena accelera ancora a Piazza Affari. Il titolo è balzato stamattina del 10,7% a 0,68 euro, prima della sospensione per eccesso di rialzo.  Il mercato sembra quindi aver apprezzato la decisione dei vertici di dare il via a una nuova ricapitalizzazione per rispondere alla bocciatura della Bce, che ha indicato la necessità di 2,11 mld per Siena, nonostante l’aumento chiuso nel giugno scorso da 5 miliardi di euro. Il nuovo piano, però, potrebbe prevedere anche altre misura, in particolare la vendita di qualche asset, o una ricapitalizzazione un po’ superiore alla richiesta di Francoforte.

L’offerta cinese: 10 mld. Mps non ci crede. Intanto è arrivata anche la proposta Nit Holdings, una holding internazionale con sede a Hong Kong di cui è procuratore per l’Italia il duca Rodolfo Varano di Camerino, che in una nota si dice pronta a mettere 10 mld per la ristrutturazione completa del capitale di Mps. Mps smentisce invece di aver ricevuto l’offerta. Il fondo era già stato valutato dalle Autorità per un tentativo di acquisire Popolare Spoleto e, in tempi più recenti, Banca Marche: le sue avance si sono rivelate poco concrete

Alla domanda sulle ragioni che hanno indotto la società a mettere sul piatto una cifra molto superiore alla capitalizzazione odierna di borsa di Mps (circa 3,11 miliardi) Varano di Camerino ha risposto che il gruppo che rappresenta “vuole acquistare una quota di maggioranza della banca, rafforzare patrimonialmente l’istituto e utilizzare i soldi per fare un’alleanza strategica con gli altri soci”. (Reuters)

In attesa del compratore: Santander si sfila. Rafforzamento del capitale, vendita di asset e crediti deteriorati: questo il punto di partenza concordato da Mps con Banca d’Italia e Bce (che da ieri assume la vigilanza delle 120 maggiori banche d’Europa). No a soluzioni di comodo, “nozze combinate, banchieri sommersi e salvati” (Repubblica).

L’aumento di capitale dovrebbe essere assicurato dai soci che hanno provveduto all’operazione da 5 miliardi conclusa a giugno, compresi quindi la Fondazione e i soci esteri – il fondo Fintech Advisory e la società di investimento Btg Pactual – anche se solo Axa è per ora uscita allo scoperto. Dovrebbe essere lo stesso anche il consorzio di collocamento guidato da Ubs e Citicorp a cui si potrebbero aggiungere Morgan Stanley, Mediobanca, Goldman Sachs, Barclays e Merrill Lynch. Tra gli investitori interessati ci sarebbero pure altri fondi esteri attirati dalla possibile ripresa di valore della banca. (Stefania Tamburello, Corriere della Sera)

Gli addetti ai lavori consultati sono abbastanza sicuri, però, che il nome del compratore non salterà fuori domani al cda per approvare il capital plan. Ancora non c’è — racconta un banchiere d’affari — ci sono solo alcuni potenziali interessati che stanno fermi e zitti per non far salire i prezzi dell’operazione”. Banco Santander (ma oggi ha smentito l’interesse) e Bnp Paribas sembrano i più accreditati. Ma dovranno farsi avanti loro, si dice, perché la nuova vigilanza europea non tira nessuno per la giacca.

Perché non è stato fatto prima l’aumento di capitale? Dopo gli stress test non si può più dire che i bilanci Mps siano imperscrutabili. Si sa cosa c’è dentro, i dolorosi accantonamenti registrati con l’ultima trimestrale tracciano anche il grafico accurato della mala gestione.  Si legge nella trimestrale (guarda qui)  che “l’incremento delle rettifiche registrato nel 2° trimestre risente del passaggio a categorie di maggior rischio e di accantonamenti effettuati su alcune posizioni di ammontare significativo, per effetto di eventi intervenuti nel periodo, nonché della revisione delle stime di perdita su alcune posizioni a sofferenza”.

Per esempio l’esposizione nei confronti Sorgenia (la società di energia guidata dal figlio di De Benedetti, proprietario di Repubblica): il debito è stato capitalizzato (Sorgenia è diventata proprietà delle banche, Mps in testa con il 22%). Solo la bocciatura della Bce ha imposto gli aumenti di capitale necessari: a giugno scorso, fu la Fondazione Mps a bloccare il piano dell’ad Alessandro Profumo.

«Si poteva fare qualcosa prima e francamente non mi spiego perché non sia avvenuto. A partire da un aumento di capitale più corposo, invece dei cinque miliardi: quest’anno tutti hanno raccolto quanto hanno voluto, comprese le banche greche, non sarebbe stato un problema per il Montepaschi! Ora stiamo trasformando il Monte nella nostra Lehman. Del resto, non abbiamo bisogno, in Europa, di oltre 6000 banche. E questi test ci ha mostrato quelle che sono forti e sane : ci servono solo quelle» […]

Tra i vinti c’è sicuramente il Montepaschi. «Io davvero sono allibito, non capisco perché la banca non abbia annunciato subito, lunedì scorso, un aumento di capitale. Doveva farlo, avrebbe se non altro evitato le perdite del 10% al giorno, anche in controtendenza con la Borsa. A questo punto il rischio che il prezzo dell’azione si avvicini allo zero non è irrilevante ». (Vittoria Puledda di Repubblica intervista Marco Mazzucchelli, banchiere ed ex direttore finanziario Mps fino al 2000)