Pensioni a 64 anni (36 contributi). Flat tax solo odore. Reddito M5S coi soldi di Renzi

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 Settembre 2018 14:36 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2018 18:33
Pensioni a 64 anni (con 36 di contributi). Flat tax solo odore. Reddito M5S coi soldi di Renzi

Pensioni a 64 anni (36 contributi). Flat tax solo odore. Reddito M5S coi soldi di Renzi (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pensioni a 64 anni, in pensione a 64 anni di età con 36 anni di contributi previdenziali pagati. Insomma la famosa quota 100. Ci sarà quota 100 nella legge di bilancio 2019 scritta a più mani tra Salvini, Di Maio e Tria. Ci sarà il ritornare a prima, il riandare in pensione prima. La Lega non può rinunciare a questo obiettivo, non se ne parla nemmeno di posticipare. Quota 100 ci sarà per le pensioni a partire dall’anno prossimo.

Legge Fornero dice: pensione a 67 anni. Legge Salvini (Di Maio) dirà: in pensione a 64 anni. Non tutti però, bisognerà aver versato almeno 36 anni di contributi. Quindi un gran vantaggio (una sorta di pacchia continua?) per chi ha quasi l’età delle pensione, un altro favore ed omaggio alla generazione dai cinquanta in su che 36 anni di contributi in qualche modo li mette insieme intorno ai 60 e passa di età.

Molto meno conveniente quota 100 per chi ha trenta o quaranta anni, per chi non ha posti fissi, carriere ininterrotte, versamenti continui. La generazione che oggi ha venti, trenta o quaranta anni, 36 anni di contributi versati non li mette insieme intorno ai 60 di età.

Comunque quota 100 sarà e verrà l’anno prossimo e si potrà dire di aver smontato la legge Fornero e costerà, pare, il primo anno cinque miliardi. Costo a salire negli anni successivi.

Della Flat tax, della tassa piatta, dell’abbattimento dell’Irpef e delle sue aliquote nella legge di bilancio 2019 ci sarà invece solo l’odore. Vago aroma. Forfait del 15 per cento per le partite Iva con incassi fino a 100 mila euro annui. Insomma un’estensione di quello che già c’era. L’Irpef, la tassa per eccellenza pagata da lavoratori dipendenti e pensionati? Magari un altro anno dei cinque e passa che Salvini e Di Maio contano di restare al governo. Il primo anno, l’anno prossimo, non si può abbassarla. Lo sanno e cominciano ad ammetterlo anche loro. Se lo sono per così dire ammesso anche tra loro nello stesso vertice di governo in cui hanno deciso che quota 100 pensioni si fa e Flat Tax…solo l’odore appunto.

E il reddito di cittadinanza, la bandiera M5S? Ci sta nelle legge Bilancio e ci sarà nel 2019. Magari da maggio e non da gennaio o forse da luglio, insomma da metà anno che così costa ovviamente di meno. Nonostante lo sconto temporale il reddito di cittadinanza a pare cinque milioni di italiani l’anno prossimo costa 10 miliardi. Dove si prendono? In parte, buona parte, dai soldi di Renzi, dai soldi spesi dai governi di Renzi e del Pd per la povertà e disagio sociale.

Tre miliardi di Renzi, quelli del reddito di inclusione, fanno a fare reddito di cittadinanza che reddito di inclusione scompare. E due/tre miliardi si prendono dai fondi della malvagia Europa. Malvagia sì ma è la Ue che finanzia e paga i centri per l’impiego italiani. Così, con altri tre/quattro miliardi il reddito di cittadinanza si fa, anche riciclando e ridenominando la spesa sociale che già c’era (come per il forfait Iva la vera sostanziale novità è che si spende di più).

Cinque per le pensioni della Lega, tra i tre e i quattro per il reddito M5S, qualcosa per il più largo forfait Iva. Tutti in più rispetto e riciclando la spesa sociale che già c’è. Sommandoli ai 12,5 miliardi per non aumentare l’Iva appunto, ai circa cinque di spesa straordinaria ma già prevista e la paio di miliardi che ogni Legge di Bilancio paga come pedaggio in Parlamento alle varie famiglie e lobby elettorali, fa tra i 25 e i 30 miliardi da trovare nuovi di zecca.

Circa due punti di Pil. Anche aumentando il deficit sul Pil di un punto (il massimo massimo senza che i mercati finanziari fiutino odore di insolvenza) ci sono 10/15 miliardi che invece non ci sono. Di Maio è convinto di trovarli tagliando pensioni alte e vitalizi di ex parlamentari. Ci crede davvero, è auto ipnosi: per questa strada trova al massimo mezzo di miliardo. Salvini invece è certo più pragmatico: spera di trovare miliardi con un nuovo condono fiscale chiamato “pace fiscale”.

A Salvini avevano detto c’erano 60 miliardi da prendere. Lui ci aveva creduto, forse pensava fosse la cifra, per difetto dell’evasione fiscale annua. Equivoco: i miliardi ogni anno evasi saranno anche di più, quelli invece accertati come evasi e riscuotibili perché i debitori col fisco ancora economicamente in vita sono appena tre.

Mettiamo vada alla grande a Salvini Capitan Condono: quattro miliardi e passa. Più il mezzo di Di Maio strizza pensioni grasse fa cinque. Mancano almeno dieci miliardi. Se il Pil non cala, se non si nazionalizza un tubo. Dieci miliardi: al vertice Lega-M5S-Ministero del Tesoro si sono lasciati per ora soddisfatti: pensavano ne mancassero il triplo. Almeno il triplo se si prendevano tra loro in parola, come ai tempi della campagna elettorale del Contratto di Governo.