Pensioni d’oro, governo le regala a piloti (e hostess) Alitalia. Sette anni omaggio: assegno a 55/56 anni

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 29 ottobre 2018 9:21 | Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2018 9:21
Pensioni d'oro, il governo le regala a piloti (e hostess) Alitalia. Sette anni omaggio: assegno a 55/56 anni

Pensioni d’oro, governo le regala a piloti (e hostess) Alitalia. Sette anni omaggio: assegno a 55/56 anni (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pensioni d’oro: impegnatissimo a reprimerle e punirle, il governo (lo stesso governo che le vuole sterminare) le regala a piloti (e hostess) Alitalia. Un provvedimento di legge viaggia agganciato alla Manovra del Popolo, c’è scritto che per i dipendenti Alitalia l’età pensionabile cala di sette anni. Sette anni omaggio. Sette anni non rispetto alla demolenda legge Fornero, sette anni in meno rispetto a quota 100 fresca fresca di governo giallo verde.

In Alitalia ri-nazionalizzata per volontà del governo si andrà in pensione a 55/56 anni. E poiché a quell’età un pilota Alitalia può avere uno stipendio di circa 15 mila euro lordi (comunque in media intorno a 10 mila) chi vorrà potrà, su invito e con la spinta del governo, andare in pensione percependo assegno certamente superiore ai fatidici 90 mila euro lordi annui, i famigerati 4.500 euro netti al mese.

Un contrasto tra ministri e Ministeri, la mano destra che non sa quel che fa la sinistra? No, la mano è la stessa e anche il Ministero. La repressione e promozione insieme e contemporaneamente delle cosiddette pensioni d’oro è tutta farina dello stesso sacco: il Ministero del Lavoro. E tutto parto di una stessa volontà: quella di Luigi Di Maio. Un’altra prova della creatività esuberante, della fanciullaggine estrosa con cui il ministro governa.

Di Maio è lui che fortemente vuole Alitalia comprata da nessuno che non sia in qualche forma lo Stato italiano. E soprattutto vuole Alitalia ri-nazionalizzata perché chiunque altro la dovesse comprare ha già da tempo abbondantemente fatto sapere che almeno un paio di migliaia di dipendenti sarebbero di troppo. Questione elettoralmente ingestibile per Di Maio. E allora Alitalia di Stato.

Però i dipendenti restano sempre troppi, ed ecco la genialata: mandiamoli in pensione prima. Sette anni prima dell’età pensionabile, a 55/56 anni di età. Col risultato di centinaia di nuove pensioni, di quelle che il governo maledice come d’oro, percepite a 55/56 anni e neanche a 62. E’ il caso dei piloti.

Hostess e steward e altro personale Alitalia non godono delle retribuzioni dei piloti e l’ammontate del loro assegno pensionistico sarà sensibilmente inferiore. Ma anche per l’oro c’è l’omaggio-regalo di sette anni. E una pensione che viene incassata per 30 anni a conti finali ha molto della pensione dorata.

Chi paga? Domanda importuna. E comunque abbastanza stucchevole. Finora negli anni lo Stato italiano in Alitalia ci ha messo 9 miliardi e mezzo di euro. Senza riuscire, grazie ai manager, ai politici, ai sindacati, ad avere un’azienda che nel volare non ci rimette ogni giorno del calendario.

Nove miliardi e mezzo pagati dal contribuente. Il quale contribuente pagherà anche questa delle pensioni. Come? Il governo ha la soluzione: il tributo, la tassa di tre euro a biglietto che si paga già oggi per imbarcarsi diventerà “strutturale”. Cioè eterno. Una tassa eterna che per il governo ha il pregio che non si vede, la si paga. Il governo spera e ha fiducia che i passeggeri la paghino a vita, ma sempre a loro insaputa.