Statali, c’è posto per altri 220 mila. Gran ritorno all’impiego pubblico

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 28 gennaio 2019 8:46 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2019 8:46
Statali, c'è posto per altri 220 mila dipendenti pubblici. Gran ritorno all'impiego pubblico

Statali, c’è posto per altri 220 mila. Gran ritorno all’impiego pubblico (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Statali, c’è posto per altri 220 mila. Duecentoventimila assunzioni nel 2019, duecentoventimila nuovi impiegati statali: questa è la promessa e questo è il programma del governo. A conti fatti quindi il lavoro che il Governo auto battezzatosi del cambiamento propone è soprattutto impiego pubblico, posto di Stato. Non proprio una novità nella storia dei governi italiani.

Dei 220 mila promessi e programmati i primi da assumere in fretta e di corsa secondo il governo sono i cosiddetti Navigator, coloro che dovranno gestire la distribuzione e l’uso del reddito di cittadinanza, coloro che dovranno (dovrebbero) trovare lavoro agli altri. Il governo ha una fretta dannata di assumerli perché soprattutto M5S ha bisogno come l’aria che da inizio maggio qualcuno intaschi davvero i 780 al mese o quel che davvero sarà (in realtà l’importo medio sarà decisamente minore).

La fretta dannata ha scomposto i navigator da assumere in due gruppi: seimila se li assume il governo da solo e senza concorso, a chiamata diretta. Facile immaginare ricorsi. E li assume con contratto di collaborazione lungo due anni e promessa di posto fisso in futuro (sia detto per inciso, il tipo di contratto che il Decreto Dignità del governo aveva bollato come appunto indegno). Gli altri 4mila navigator li assumeranno con più calma le Regioni mediante concorsi. Alla fine ci saranno navigator che fanno la stessa cosa (anche se non è chiarissima quale) ma hanno contratti diversi…auguri a chi dovrà gestirli.

I navigator son diecimila, e gli altri? Gli altri: settantamila statali nuovi di zecca sui calcola andranno nell’anno a sostituire gli statali che vanno in pensione con quota 100. Poiché gli statali in pensione con quota 100 ci vanno solo da metà 2019, vuol dire più di 10 mila assunzioni al mese. L’intenzione c’è: la Pubblica Amministrazione sarà la sola ad appilicare la regola governativa per cui uno va in pensione, uno viene assunto. Il resto dell’economia non funziona così, ma l’impiego pubblico farà così e risponde al governo: obbedisco! 

Altri 140 mila posti di Stato il governo li ha promessi in legge di Bilancio. Anche senza specificare dove e come. Quindi la macchina amministrativa, navigator a parte, dovrebbe macinare 210 mila assunzioni in undici mesi (gennaio è già andato), ventimila circa al mese. Forse ce la farà, forse no. Di certo la voglia di farcela c’è. E coinvolge e mobilita sia M5S che Lega. Entrambe le forze politiche nei fatti non si affidano a mercati o imprese o politiche fiscali per incrementare l’offerta di lavoro. Sia M5S che Lega puntano sul posto pubblico. Come peraltro da aspirazione di gran parte della pubblica opinione.

E’ il gran ritorno del posto di Stato. Come nota Alberto Orioli sul Sole 24 Ore i navigator sembrano avere tanti anni dopo la stessa missione sul mercato del lavoro e nella società che ebbero ai tempi i postini assunti a plotoni dalle Poste di Remo Gasparri: 9.300 assunti solo nel 1987 e più o meno quando Dc poteva 5/6 mila postini in più l’anno. E se, come sussurrano spesso M5S e pure Lega, si nazionalizzassero Monte Paschi, Alitalia, Carige (Toninelli voleva nazionalizzare anche Autostrade) allora ci si avvierebbe verso un’Italia del lavoro finalmente a contratto unico: quello del pubblico impiego. Magari, chissà, piacerebbe anche alla Cgil.