Esa, una stampante 3D per costruire le basi sulla Luna: il progetto (foto)

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 1 Febbraio 2013 15:23 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2013 15:23

ROMA – Una stampante 3D per costruire la base sulla Luna. Questo il progetto che vede uniti l’Esa, Agenzia spaziale europea, e gli architetti della Foster+Partners. L’obiettivo è utilizzare la stampa 3D per realizzare i componenti necessari alla costruzione della base lunare utilizzando i materiali disponibili sul satellite. Così come accade sulla Terra, dove ormai le stampanti 3D vengono usate per costruire auto, pistole ed intere strutture, potrebbero essere utilizzati per la costruzione degli habitat lunari.

Laurent Pambaguian, direttore del progetto per l’Esa, ha spiegato: “La stampa 3D viene usata sulla Terra per realizzare intere strutture ed ora il nostro team sta verificando la possibilità di utilizzare questo metodo per la costruzione di habitat lunari”.

Il muro che proteggerà i futuri coloni della Luna è stato progettato dalla Foster+Partnes e sarà costituito da una struttura a celle chiuse, che ricorda quelle del tessuto osseo degli uccelli. Questa tipologia di struttura dovrà essere resistente a micro meteoriti e radiazioni spaziali. Le unità abitative saranno prevedono poi una camera pressurizzata da cui gli astronauti potranno accedere ai locali interni.

Xavier De Kestelier, dello studio Foster+ Partners, ha detto: “Di norma, siamo abituati a progettare strutture per gli ambienti estremi della Terra sfruttando i materiali locali. Le nostre unità lunari si basano sulla stessa logica”.

A fornire la stampante per il prototipo del progetto è la Monolite, azienda britannica specializzata. La loro stampante, la D-Shape TM, in grado di stampare su una struttura di 6 metri, spiega Enrico Dini: “Prima di tutto abbiamo bisogno di mescolare il materiale lunare -quello usato nel prototipo della Monolite è un composto simile a quello di sabbie presenti sulla Luna –  con ossido di magnesio. Una volta amalgamato il composto si trasforma in una “carta” che possiamo utilizzare per la stampa”.

Una volta ottenuta la “carta” si passa alla stampa vera e proprio, spiega ancora Dini: “Poi usiamo un “inchiostro” a base di un composto salino, che converte i materiali in una roccia solida. Il processo di stampa al momento produce 2 metri di struttura in ora, ma con le stampanti di prossima generazione si potrà arrivare anche a 3,5 metri di costruzione in un ora”.

Poter costruire habitat su un satellite, come la Luna, o su un altro pianeta, come Marte, portando con sé solo una stampante 3D e usando come materie prime quelle disponibili sul posto, potrebbe facilitare e di molto l’esplorazione spaziale. Le stampanti permetterebbero infatti di ridurre il carico di materiali in partenza dalla Terra, e necessari alla costruzione delle strutture, riducendo così molti dei problemi logistici legati alla colonizzazione dello spazio.

(Credit photo: Esa/Foster+Partners)