Dopo film anti-Islam rivolte in Tunisia, Libano, Sudan. Allarme bomba negli Usa

Pubblicato il 15 settembre 2012 0:44 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2012 1:29

TRIPOLI – Il venerdì di preghiera del mondo musulmano diventa un venerdì di protesta. Nel mirino è sempre il film “L’innocenza dei Musulmani”, la “causa ufficiale” dell’attacco al consolato americano di Bengasi costato la vita all’ambasciatore Chris Stevens. Nella giornata di venerdì scontri e violente manifestazioni si sono verificati in Tunisia, Libano, Sudan, Egitto. Il bilancio è di 10 morti e decine di feriti. E mentre nel mondo arabo le rappresentanze diplomatiche statunitensi sono ancora sotto tiro, la paura si diffonde anche in America. Due università, in Texas e in North Dakota, sono state evacuate in seguito a telefonate anonime che avvertivano circa la presenza di esplosivi all’interno dei due campus. Gli autori di entrambe le telefonate avevano un accento mediorientale e hanno rivendicato l’appartenenza ad Al Qaeda.

01.20 USA MANDANO MARINE A DIFESA AMBASCIATA SUDAN Gli Stati Uniti hanno deciso di inviare i marines per rafforzare le condizioni di sicurezza dell’ambasciata americana a Karthoum, in Sudan. Lo hanno riferito alti ufficiali dell’esercito all’agenzia Reuters.

00.43 AFGHANISTAN: ATTACCO TALEBANI NELLA BASE DEL PRINCIPE HERRY, UCCISI 2 AMERICANI Almeno due marines americani sono rimasti uccisi in un attacco, decritto come ”complesso”, sferrato dai Talebani nella base di Camp Bastion, nella provincia di Helmand nel sud dell’Afghanistan. Lo rendono noto fonti americane sotto anonimato, parlando anche di alcuni feriti ma senza fornire ulteriori dettagli.

L’attacco talebano che ha causato la morte di almeno due soldati della forze internazionali e’ stato compiuto a Camp Bastion, la base dove e’ in servizio, da alcuni giorni, il principe Harry. Lo rende noto l’Isaf precisando che il principe Gb ”e’ incolume”.

19:34 RIENTRATO ALLARME BOMBA IN TEXAS L’allarme bomba all’Università del Texas è rientrato e fra un’ora gli studenti potranno tornare nel campus. Gli edifici sono stati ispezionati e ritenuti agibili. Le lezioni restano cancellate per il resto della giornata, anche se alcune attività universitarie riprenderanno nel pomeriggio.

19:14 EGITTO, FERITI 5 AGENTI NEGLI SCONTRI Cinque agenti sono stati feriti da colpi d’arma da fuoco durante i tumulti di oggi nei pressi dell’ambasciata Usa al Cairo. Lo ha riferito una fonte del ministero dell’Interno citata dall’agenzia Mena, la quale ha detto che la sicurezza sta cercando di individuare chi ha sparato. Il ministero, scrive ancora la Mena, sta invitando le persone che vivono nei paraggi della sede diplomatica ad avere la massima attenzione e a denunciare chiunque venga avvistato con un arma da fuoco.

19:10 TUNISIA, TRA GLI EVACUATI L’AMBASCIATORE WALLES Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti a Tunisi, Jacob Walles, è tra gli americani fatti evacuare in seguito all’assalto dei manifestanti. Secondo radio Shems, a garantire la sicurezza del diplomatico, così come del resto del personale dell’ambasciata, è stata la Brigata anti-terrorismo.

18:50 SUDAN, MORTI TRE MANIFESTANTI Sono almeno tre i manifestanti morti oggi durante gli scontri seguiti a una manifestazione contro il film anti-Islam vicino all’ambasciata Usa a Khartoum in Sudan. Lo ha riferito su Twitter il corrispondente della rete satellitare Al Arabiya.

18:46 ATTACCO A BASE SINAI Un incendio è stato appiccato attorno alla base della forza multinazionale del Sinai, in Egitto, e colpi di arma da fuoco sono stati scambiati mentre un gruppo manifestanti, indicati come salafiti, cercava di assaltare la base nel quadro delle proteste contro il film anti-Islam. Lo riferiscono fonti della sicurezza locali. Tre osservatori colombiani sono rimasti feriti. I manifestanti si sono impossessati di armi e apparecchi per la comunicazione ed hanno incendiato la principale torre della base.

18:25 CASA BIANCA, FILM DISGUSTOSO  La Casa Bianca ribadisce di non essere responsabile del video anti-Islam che sta infiammando il mondo islamico. Il video è ”offensivo e disgustoso”, il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ”noi rigettiamo i contenuti. Abbiamo una storia di tolleranza religiosa, ma non c’è giustificazione alla violenza”.

18:02 TUNISIA, SVENTATO ATTENTATO ALL’AMBASCIATA Secondo quanto riferisce il sito Tunisie Numerique, elementi della brigata anti-terrorismo hanno fermato un uomo che stava collocando un ordigno esplosivo dentro il compound dell’ambasciata americana di Tunisi. L’ordigno era confezionato con una bombola di gas.

17:40  TUNISIA, INCENDIATA SCUOLA AMERICANA Una scuola americana, l’American Cooperative School of Tunis, che si trova nella municipalità di L’Aouina (nell’area della Grand Tunis) è stata presa d’assalto e data alle fiamme da manifestanti. L’Aouina si trova a pochissima distanza dall’ambasciata americana, da ore assediata da manifestanti.

(Foto Ansa)

La Libia ha dichiarato fuorilegge la Brigata Ansar al-Sharia. Lo ha annunciato il capo di stato maggiore dell’esercito libico, Yousef al-Manqush, secondo quanto riferisce la tv araba ‘Al-Arabiya’. La Brigata, che ha la sua base a Bengasi, è ritenuta responsabile dell’uccisione di quattro americani, tra cui l’ambasciatore Chris Stevens.

Il presidente dell’Assemblea nazionale libica, Mohammed al Magarief, ha di nuovo accusato implicitamente la rete al Qaida di avere sferrato l’attacco al consolato Usa a Bengasi. ”Il film è uscito sei mesi fa”, ha detto al Magarief all’agenzia Afp. ”Come si spiega che questo incidente sia coinciso con l’11 settembre? Non dobbiamo mentire a noi stessi”.

In Sudan è stato appiccato un incendio davanti all’ambasciata tedesca a Karthoum. I dimostranti hanno anche infranto i vetri delle finestre dell’ambasciata, facendovi irruzione e issando la bandiera islamista. Attaccata anche l’ambasciata britannica. E’ intervenuta la polizia che ha cercato di allontanare circa 5.000 manifestanti con il lancio di lacrimogeni. Migliaia di manifestanti hanno poi raggiunto l’ambasciata Usa a Khartoum. La polizia sta facendo uso di gas lacrimogeni per tenerli a distanza. Un manifestante è stato ucciso: la vittima è finita sotto le ruote di un veicolo della polizia. Lo riferiscono testimoni, aggiungendo che molti dimostranti si stanno spostando verso la sede diplomatica a bordo di vetture e autobus.

In Libano alcune centinaia di persone hanno dato fuoco a un locale della catena di ristorazione americana Kentucky Fried Chicken (Kfc) di Tripoli, (per le foto clicca qui) principale porto nel nord del Libano. La televisione panaraba Al Arabiya riferisce che una persona è morta e altre 25 sono rimaste ferite a Tripoli, nel nord del Libano, durante scontri tra polizia e manifestanti che protestavano per il film giudicato offensivo dell’Islam. Secondo quanto riporta la radio Voce del Libano, l’esercito ha costituito un cordone di sicurezza intorno all’area degli incidenti per evitare che si diffondano e la situazione si è ora calmata. La televisione libanese al Jadid conta 18 agenti di polizia feriti.

In Afghanistan alcuni membri delle tribù Shinwar e Momand della provincia di Nangarhar hanno annunciato che sulla testa del produttore del film è stata posta una taglia di cinque milioni di afghani (72.000 euro). Sono centinaia le persone scese in strada oggi nella provincia orientale afghana di Nangarhar gridando slogan anti-americani e bruciando bandiere a stelle e strisce e foto del presidente Barack Obama, in una manifestazione dai toni forti che però non è degenerata in violenza scriteriata. Centro della protesta è stato il distretto di Ghanikhail dove, hanno riferito le autorità locali, non si sono registrate vittime né danni gravi.

In Egitto i manifestanti si sono radunati in Piazza Tahrir, al Cairo. In mattinata ci sono stati nuovi scontri tra i manifestanti che si erano radunati davanti all’ambasciata americana e la polizia. Tutte le strade di accesso all’ambasciata Usa sono state bloccate da filo spinato e da uno schieramento imponente delle forze della sicurezza centrale che presidiano tutta la zona antistante l’ambasciata, oggetto di un lancio costante e fitto di sassi da parte dei manifestanti sull’altro lato del muro. Gli agenti hanno risposto sparando gas lacrimogeni. Gli scontri si sono poi estesi all’arteria che costeggia il Nilo all’altezza dell’ambasciata Usa. Nella zona ci sono alcuni dei grandi alberghi della capitale egiziana.”La nostra religione è attaccata ed è oggetto di una cospirazione, ma dobbiamo seguire la disciplina del profeta, controllando la collera”: questo il messaggio del religioso Mohamed el Mahdi, alla preghiera del venerdì alla moschea di Al Azhar, il più importante centro teologico sunnita, a proposito del film anti Islam. ”E’ necessario capire che la macchina del sionismo domina i media e la formazione della pubblica opinione ed hanno ripetuto gli attacchi contro il profeta e il Corano”, ha detto.

In Tunisia la polizia presidia l’ambasciata americana dopo che gruppi salafiti e jihadisti hanno organizzato una manifestazione. La folla di manifestanti ha sfondato lo sbarramento a protezione dell’ambasciata americana a Tunisi e la polizia ha risposto sparando. In lontananza si vedono agenti che sparano, alcuni ad altezza d’uomo, con armi da fuoco lunghe, ma non si capisce quale sia il munizionamento. I manifestanti sventolano i drappi neri del movimento salafita, sotto il crepitare della armi da fuoco. Un’alta colonna di fumo nero si è alzata vicino al perimetro esterno dell’ambasciata. L’incendio non sembra comunque coinvolgere gli edifici della sede diplomatica americana. Al jazeera riferisce che i funzionari dell’ambasciata americana sono stati evacuati dagli edifici della sede diplomatica.Tra i dimostranti ci sarebbero alcuni feriti.

In Bangladesh circa 10.000 manifestanti si sono riuniti nelle strade di Dhaka, e hanno tentato di raggiungere l’ambasciata americana. Al grido di ”Allah è grande” hanno bruciato bandiere statunitensi e israeliane davanti alla moschea Baitul Mokarram, la più grande del Paese. Centinaia di poliziotti hanno bloccato il corteo ad un chilometro di distanza dalla sede diplomatica statunitense.

In Iran una grande folla, secondo le stime decine di migliaia di persone, ha manifestato a Teheran all’uscita della principale preghiera islamica del venerdì all’università della capitale iraniana. La manifestazione si è conclusa senza incidenti. Molti sono stati gli slogan contro gli Stati Uniti e Israele (”morte all’America”, ”morte a Israele” sono stati gli slogan più frequenti), e bandiere dei due Paesi sono state date alle fiamme. Un fotografo iraniano sul posto ha stimato in ”forse 100.000” i partecipanti.

In Israele le forze dell’ordine hanno deciso di rinforzare il dispositivo di sicurezza nella città Vecchia di Gerusalemme est. A Gaza sono previste una serie di manifestazioni dietro l’appello di Hamas e della Jihad islamica per protestare contro il film blasfemo.

Nakoula Basseley. Il presunto autore del film, Nakoula Basseley, si trova sotto la protezione della Polizia della California. Secondo l’agenzia France Press, la sua casa di Cerritos, a 40 km a sud di Los Angeles, è circondata da diversi agenti. ”Abbiamo ricevuto una richiesta di garantire la sicurezza pubblica di questo luogo”, s’è limitato a dire Steve Whitmore, portavoce della Polizia locale. Lo stesso portavoce non ha spiegato chi avrebbe segnalato il luogo protetto e che tipo di protezione è stato decisa dagli inquirenti.

Il video. Google, proprietario di YouTube, ha bloccato l’accesso al filmato tratto dal lungometraggio “The Innocence of Muslism” in Libia e in Egitto, mentre il governo indiano ha chiesto al motore di ricerca Google di oscurare 11 siti internet dove è possibile vedere il video anti Islam che ha provocato le proteste anti americane nei Paesi mussulmani.

Morsi. Il presidente egiziano, Mohamed Morsi, ha condannato senza appello l’attacco di Bengasi in cui è morto l’ambasciatore americano in Libia. ”Dice il Corano: ‘chi uccide un uomo, uccide il mondo intero’. Il popolo egiziano e quelli di tutto il mondo respingono le offese al profeta Maometto. Non permetteremo simili atti. Nel mondo queste azioni irresponsabili, adolescenziali, puerili non portano a nessun bene, ma cercano di tenere l’attenzione lontano dai veri problemi, come la Siria o la questione palestinese e la mancanza di stabilità e pace in Medio Oriente”.

Papa Benedetto XVI. “Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni perché Dio invita a creare pace nel mondo e compito delle fedi nel modo è creare la pace. Nell’immagine degli altri rispettiamo l’immagine di Dio”. Lo ha detto il Papa in volo verso il Libano.

Napolitano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito “offesa a qualsiasi credo religioso” quel film che ha scatenato le proteste a Bengasi culminate nella morte dell’ambasciatore Stevens. Occorre, ha detto al termine dell’incontro con il presidente egiziano Morsi, ampliare la cooperazione “per sbarazzare il campo dai pericoli di risposte terroristiche irrazionali anche a fenomeni deprecabili che suonano a offesa a qualsiasi credo religioso”.