Pensioni. Matteo Renzi: “Errore suscitare il panico per 100 milioni”

Pubblicato il 10 settembre 2014 9:29 | Ultimo aggiornamento: 10 settembre 2014 9:29
Pensioni. Matteo Renzi: "Errore suscitare il panico per 100 milioni"

Matteo Renzi: pensionato ora ti fo’ vedere io il panico…

ROMA – Pensionati state sereni. Matteo Renzi dixit:

“Credo che sia un errore che per 100 milioni di euro si susciti il panico tra i pensionati”.

Cinico e realista, speriamo sia anche vero.

Matteo Renzi ha detto queste parole nel vero Parlamento d’Italia, il salotto tv di Bruno Vespa:

“Letta è intervenuto sulle pensioni più alte, io credo che sia un errore che per 100 mln di euro si susciti il panico tra i pensionati”.

Matteo Renzi, riporta l’agenzia di stampa Ansa, Così Renzi, ha escluso così interventi sulle pensioni alte, con un risultato principale e due collaterali.

Il risultato principale è di avere tranquillizzato quella Vandea di pensionati d’oro che oggi si sentono ingannati dallo Stato sui cui impegni avevano fatto affidamento e avevano versano somme ingenti in contributi. Sono relativamente pochi rispetto alla massa dei descamisados che vorrebbe il loro sangue, ma nelle loro file ci sono magistrati, alti ufficiali delle forze armate e di sicurezza, giornalisti e al fondo anche gli stessi politici, i quali non potevano non essere travolti da una eccessiva deriva peronista.

I due risultati collaterali sono stati un calcio in mezzo alle gambe al sempre meno rimpianto predecessore Enrico Letta e uno anche al commissario alla spending review Carlo Cottarelli.

Dalle parole di Matteo Renzi si capisce bene che anche Carlo Cottarelli voleva il sangue dei pensionati. Renzi infatti, scrive l’Ansa, ha ricordato che

“su questo ha discusso nei mesi scorsi con il commissario Carlo Cottarelli”.

C’è da dire anche che i due massimi organi giudiziari in Italia, la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione, hanno sancito e solennemente proclamato l’illegalità del “contributo di solidarietà” imposto alle pensioni più altre. La Corte Costituzionale lo ha fatto nel giugno del 2013 ma nonostante ciò, Enrico Letta è stato recidivo.

La Corte di Cassazione si è pronunciata nell’estate del 2014: non ci possono essere tagli retroattivi, i diritti acquisiti non si toccano.