La donna nella valigia: secondo noir di Giovanni Valentini sulla riva dell’Atlantico

di Marco Benedetto
Pubblicato il 11 luglio 2018 6:20 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2018 21:46

La donna nella valigia: secondo noir di Giovanni Valentini sulla riva dell’Atlantico

“La donna nella valigia”: Giovanni Valentini, alla seconda esperienza come autore di gialli, conferma una vocazione da romanziere di razza. Una stoffa insospettabile in un giornalista che ha passato gran parte della sua carriera al vertice di testate come Repubblica e l’Espresso e prima ancora l’Europeo e vari giornali locali e il resto della sua vita professionale a scrivere di politica e di mass media.

Della “Donna nella valigia” Blitz ha già dato conto nel luglio 2018, quando il libro è stato pubblicato, In questa settimane [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] c’è stato il rituale tour delle presentazioni. Ora però mi sembra giusto un resoconto personale.

Ho letto, con interesse e intensa attenzione questo suo secondo “thriller”, come già un anno fa lessi quello d’esordio, “Ultima notte a Lisbona”. Il Portogallo, Lisbona in particolare, fanno da sfondo alle vicende narrate nei due libri. Così presumo sarà per il terzo in programma.

Questo secondo romanzo l’ho trovato quasi perfetto, secondo i canoni del mio giallista preferito, Mickey Spillane: niente fughe letterarie, niente fronzoli né sbavature. Anche le avventure amorose sono funzionali al racconto, sono riferite senza morboso compiacimento, quasi una autopsia. 150 pagine di racconto e di azione, con un gran colpo di scena finale, un soffio di comprensione umana, un grande effetto per la sorpresa che non ti aspettavi.

Con  questo secondo romanzo, Valentini si iscrive con buon diritto nella pattuglia di testa dei giallisti italiani. Sono un gruppo numeroso, al vertice Giorgio Scerbanenco e Andrea Vitali. Gli italiani soffrono di un fastidioso dialettalismo che trovo insopportabile in Camilleri (so di essere forse il solo a pensarla così) e anche nel mio concittadino Bruno Morchio: non sono arrivato a metà del suo ultimo libro.

Uno dei problemi dei romanzi gialli, o noir o thriller che si voglia, è che gli autori spesso sembrano vergognarsi della vile materia che trattano. Non erano così Poe e Chesterton, focalizzati sulla loro trama senza divagare. Non lo sono stati Arthur Conan Doyle né Agatha Christie né Edgar Wallace. Christie e Wallace scrivevano per il teatro e il cinema e quello è un pubblico che non indulge nella retorica letteraria. Scrivevano per il cinema anche Dashiell Hammett e Raymond Chandler, padri del detective hard boyled, archetipo di Mike Hammer.

Molti scrittori del ventesimo secolo mi danno l’impressione di voler dire: guarda che so fare altro. Questo vale per gli inglesi più recenti, da Dorothy L. Sayers a P.D. James a John Le Carré. E anche per l’adorato Ian Rankin.

La lunga esperienza giornalistica di Valentini, mezzo secolo di mestiere, dalla più umiliante gavetta, il giro degli ospedali, al soglio di Papa Scalfari, a Repubblica, è il tessuto della sua narrativa. Sempre al punto, sempre essenziale.

Perché non ci siano ombre, dichiaro di conoscere Giovanni da un giorno di giugno del 1976, a Roma, nel ristorante di piazza Fontanella Borghese oggi occupato da un sushi. Lui era inviato speciale della neonata Repubblica, io tremulo addetto stampa di Umberto Agnelli candidato senatore. Abbiamo lavorato assieme, per molti anni, in funzioni diverse nella stessa azienda uniti dalla passione per i giornali. Abbiamo litigato, meno di quello che sarebbe potuto succedere, in passato pensavo per merito mio ora, mettendo il passato nella prospettiva dell’esame di coscienza che tutti ci aspetta, devo riconoscere anche molto per merito suo. Autocontrollo, capacitò di non farsi dominare dal dettaglio, una sfuriata e che sfuriata riassorbita, filtrata e metabolizzata dall’intelligenza.

Sono tutti elementi che confluiscono, come i fili del tessuto, nella stoffa dello scrittore. Non c’è soluzione di continuità. Non puoi essere una ameba umana e anche un bravo scrittore. Ci vuole carattere, ci vuole focus. Ci vogliono determinazione e coerenza. E anche generosità, altruismo. E anche capacità di perdonare.  Queste  virtù, che Giovanni Valentini possiede in abbondanza e ha anche dimostrato di possedere, non solo quando litigavamo noi due, le ho ritrovate, come la falsariga di quando si scriveva a penna fa fare le righe diritte, nei suoi due libri noir.

Il terzo lavoro è già in cantiere. Nel frattempo, consiglio caldamente la lettura dei primi due.

 

 

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