Tsipras punta sul crollo Borse. Ue su assaggio dracma. Duello senza freni

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 29 Giugno 2015 12:26 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2015 12:26
Grecia, banche chiuse fino al referendum. E le Borse crollano

Grecia, banche chiuse fino al referendum. E le Borse crollano

ATENE – Meno 4%. Tanto perdono mediamente, almeno in apertura, i mercati europei nel primo giorno dopo la rottura delle trattative tra la Grecia e la troika, anzi le istituzioni come preferisce chiamarle il governo di Atene. Contemporaneamente, all’ombra del Partenone, le banche sono chiuse e, come loro, anche la Borsa. Riapriranno dopo il referendum. Aspetti di una strategia, mai dichiarata ma facilmente leggibile e quasi speculare, in cui i contendenti puntano al crollo dell’avversario fiaccandolo. Da una parte Atene, che spera che una settimana di mercati in rosso ammorbidisca le posizioni dei suoi creditori, e dell’altra le ‘istituzioni’ che sperano che un assaggio di dracma porti il governo di Alexis Tsipras a più miti consigli.

Cosa farà più male e più paura, in verità, ancora non lo sa nessuno. Quello che è certo è che se le perdite dei mercati europei dovessero essere maggiori di quelle che si stanno registrando nelle prime ore e dovessero durare e ingigantirsi per un’intera settimana, difficilmente la situazione sarà sostenibile per i governi del vecchio continente e, non è affatto detto, nonostante le rassicurazioni, che la Bce sia davvero nelle condizioni di tenere tutto sotto controllo.

Perché se è vero che con il Qe Mario Draghi ha attivato un potente strumento di aiuto per i vari paesi e le varie economie dell’Unione, e se è anche vero che le condizioni medie dei paesi più fragili dal punto di vista economico come Italia o Spagna non sono fortunatamente per noi quelle di qualche anno fa, è anche vero che contro il panico pochi sono gli strumenti utili.

Più plastica, in qualche modo, la situazione in Grecia dove ad essere messi alla prova non sono le Borse o l’astratta economia, astratta solo in teoria perché poi, alla fine dei conti, questa diventa molto reale e tangibile. La dracma ancora non c’è, ovviamente, e le pensioni come gli stipendi di questo mese saranno pagati e lo saranno in euro. Ma non è affatto certo, anzi, che i fornitori ed altri siano pagati mentre, i bancomat, già non erogano più di pochi euro a prelievo.

“Il governo ha fatto il punto della situazione – racconta l’edizione on line del Sole24Ore: nel corso del fine settimana è stato stimato che 1,3 miliardi di euro sono stati ritirati dai bancomat greci. Era molto fondato il rischio di un assalto agli sportelli lunedì, tale da far fallire gli istituti di credito ellenici. “Faccio appello alla calma, ha detto Tsipras, i depositi sono al sicuro”.

I mercati sono ancora forniti e la benzina non ha subito clamorose impennate ad Atene ma, anche senza che questo sia accaduto, con i prelievi limitati e le banche chiuse, i greci stanno comunque sperimentando un’anticipazione di quel che accadrebbe senza euro. Stanno cioè sperimentando la condizione di trovarsi senza la possibilità di comprare quel di cui hanno bisogno, o che semplicemente vorrebbero.

La politica, in attesa del 5 luglio e del risultato referendario, continuerà a fare le sue mosse e cercare una via d’uscita per evitare l’uscita di Atene dall’euro. Anche se, la politica, sembra ormai aver lasciato il posto alla prova di forza che sta andando in scena in queste ore. Sopraffatta dalla totale inesistenza di fiducia e credibilità reciproca che caratterizza, da qualche mese a questa parte, i rapporti tra Atene Bruxelles.