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Di Matteo vs Bonafede, dal ring di Giletti, spettacolo imbarazzante

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 5 Maggio 2020 6:27 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2020 21:05
Di Matteo vs Bonafede, dal ring di Giletti, spettacolo imbarazzante

Di Matteo vs Bonafede, dal ring di Giletti, spettacolo imbarazzante

Giletti fa audience e siamo d’accordo.

Ma non gli sarà sembrato vero che a battibeccare in prime time siano stati niente meno che un componente del CSM, già griffato PM antimafia, ed il Ministro Guardasigilli, qualsiasi cosa questo voglia dire se riferito a Bonafede.

Il pretesto è la solita polemica inutile sulle scarcerazioni facili.

Ricostruiamo la vicenda.

Il Ministro della Giustizia, che durante il Consiglio dei Ministri, quando si approvano le norme sulle scarcerazioni probabilmente sonnecchia, alle prime applicazioni di quei provvedimenti, manda i suoi ispettori nei Tribunali di Sorveglianza, anche se non si sa bene a far cosa.

Ma intanto parte la consueta intimidazione di un potere sull’altro.

Quello Esecutivo sul Giudiziario in questo caso, ma accade anche il contrario.

Roba da far rigirare nella tomba Charles-Luis de Secondat, barone di Montesquieu e di La Brede.

Da qui la polemica che ha investito il Ministro Bonafede il quale,  qualche ora prima in tv, improvvisando davanti a un carcere una conferenza stampa in maschera, minacciando i soliti sfracelli contro la stampa e gli avversari politici, li accusava di diffamarlo parlando di scarcerazioni facili.

Di Matteo non ci sta.

Ancora non si capisce se parla a nome proprio o quale componente del Csm (organo di autogoverno dei Giudici), ma vuole togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

E coglie la palla al balzo.

Durante il programma “Non è l’Arena”, mai nome è stato meno appropriato per una trasmissione televisiva, svela in diretta che il Ministro gli aveva offerto la poltrona di Direttore degli Affari Penitenziari.

Aggiungeva di aver preso 48 ore di tempo per decidere, ma che in realtà aveva sciolto la riserva già il giorno successivo.

Immaginiamo quante perplessità nutrisse ed in che dilemma lo avesse cacciato quella offerta.

Si precipitava quindi a Roma per riferirlo a Bonafede.

A questo punto il Ministro gli avrebbe detto di essere arrivato a tempo scaduto.

L’incarico lo avrebbe avuto Basentini, oggi dimissionario.

Se crede, si accomodi sulla poltrona che fu di Giovanni Falcone alla Direzione Affari Penali.

Ma al telefono, in trasmissione, non si limita a dire solo questo il dott. Di Matteo.

Adombra il dubbio che i mafiosi in carcere, temendo l’ascesa agli Affari Penitenziari del Pm della DDA di Palermo, abbiano minacciato Bonafede che, intimorito, abbia poi ritirato l’offerta.

Apriti cielo.

Tempo qualche minuto ed anche il Ministro decide (per la gioia di Giletti), che è arrivato il momento di partecipare al teatrino in onda.

Passa un po’ di tempo a dare i numeri dei provvedimenti antimafia che ha firmato.

Precisando, accoratamente, di essere per questo “sotto scorta armata”.

Come se esistessero scorte disarmate e un Ministro della Giustizia non fosse scortato a prescindere.

Terminato il panegirico concludeva confermando quanto aveva detto Di Matteo, ma anche chiarendo che lui, il PM antimafia lo vedeva piuttosto a dirigere gli Affari Penali che non quelli Penitenziari.

Precisava infine (e figurati) che le minacce mafiose non avevano inciso sulle sue decisioni.

Ora io dico una cosa.

Ma è giusto che un rappresentante del CSM, organo di rilevanza costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica, intervenga in diretta TV per  stigmatizzare quanto gli è accaduto al solo fine di regolare dei conti personali?

È opportuno che un Ministro della Repubblica si precipiti al telefono, intervenendo non per esprimere le ragioni del suo operato ma per polemizzare con chi lo accusa di non essere propriamente un Cuor di Leone?

Non sappiamo come siano andate le cose ovviamente.

Quello che abbiamo visto è una rissa tra due soggetti privati che (incidentalmente, direi a questo punto) rivestono cariche pubbliche, politiche, istituzionali.

E che hanno utilizzato il mezzo televisivo per la loro personale resa dei conti.

A farsi quattro risate, su questa brutta pagina di politica giudiziaria, è solo la mafia.