Congressi e turismo contro farmaci generici. Che c’entra? Segui pista dei soldi

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 agosto 2012 12:17 | Ultimo aggiornamento: 1 agosto 2012 12:17

ROMA – Trascurata dai più, raccolta solo dal tg di Mentana, alle cinque più o meno di una sera arriva tramite agenzia di stampa la secca e indignata, furente e dolente dichiarazione di Paolo Zona. E chi è Paolo Zona? E’ il presidente di Federcongressi ed Eventi, organizzazione che il suo leader e responsabile schiera più o meno alle cinque di una sera d’estate a difesa strenua, convinta e pugnace del…farmaco “griffato”, sì insomma della medicina di marca. Federcongressi, senza dimenticare Eventi, contro il farmaco “generico” e a guardia e lode del farmaco di brand, insomma di marca. Si sono tutti ammalati a Federcongressi ed Eventi, c’è un’epidemia tra albergatori e organizzatori di congressi tale da indurre il loro “sindacato”, la loro organizzazione di categoria ad occuparsi in prima persona e con somma angoscia delle medicine in farmacia? Che c’entra Federcongressi e pure Eventi con come si vendono e quanto costano le medicine? C’entra, c’entra e per capire come seguire la traccia…dei soldi.

Di che si tratta lo spiega con estrema chiarezza, volontariamente e involontariamente, il testo ufficiale diramato da Paolo Zona tramite agenzia Ansa: “Siamo al drammatico e al grottesco…si infligge il colpo di grazia al comparto congressuale medico scientifico che è rimasto l’ultima risorsa a beneficio…”. E qui arriva il colpo di teatro, la rivelazione: Paolo Zona i puntini sospensivi non li mette, procede di un fiato: “a beneficio del turismo”. Come del “turismo”? Uno pensa che i congressi medico scientifici vadano a beneficio della ricerca, della salute, della diffusione di pratiche e ed esperienze, della diffusione e condivisione di tecniche e tecnologie…Se pensa così evidentemente pensa sbagliato. Federcongressi ed Eventi spiega e denuncia: “E’ turismo congressuale e lo vogliono ammazzare”. Conclude Paolo Zona: “Se volete uccidere il turismo con questa spending review…”. Quale spendin review? Quella sui farmaci che stronca i congressi e quindi il turismo.

La traccia dei soldi ci ha portato alla svolta, ci immette nella strada principale. Se il governo aiuta la vendita dei farmaci “generici”, allora si vendono meno farmaci “griffati”. Se si vendono meno farmaci di marca, quelli che il cittadino in farmacia paga in gran parte cash, le “marche”, cioè le aziende farmaceutiche, perdono interesse a pubblicizzare e a “lanciare” questi prodotti forniti di riconoscibile, e prescrivibile, brand. Fin qui…e allora come si arriva al turismo e ai congressi? Si arriva perché le industrie farmaceutiche che perdono interesse al lancio del prodotto non invitano più i medici a…congresso o turismo, fate voi. Come che sia, si apprende dalla voce genuina di Paolo Zona, la cui organizzazione quel giro di congressi organizza e legittimamente ci campa, che sono “turismo congressuale”. Convention in cui si lancia il prodotto e non simposi in cui ci si scambia studi e ricerche.

La traccia dei soldi ci dice che la resistenza al farmaco “generico” è questione di soldi, legittimi soldi, e per nulla di salute, inventata salute. Quei molti medici che sui giornali hanno coniato la sottilissima differenza per cui “il farmaco generico è sì equivalente contro le malattie e nelle terapie, ma equivalente non vuol dire uguale”, sono dei fini dicitori, dei ricamatori del cavillo linguistico. Ma la loro non è un’argomentazione clinica. E quelli che piangono, non per loro per carità, ma per quei poveri vecchietti che se gli cambi la confezione, il colore della medicina, poi non capiscono più nulla? Non sono misericordiosi, si riparano dietro un alibi. Legittimamente buona parte della classe medica rimpiange i tempi, i bei tempi delle convention e del grande turismo congressuale, quello su cui piange anche Federcongressi ed Eventi. Legittimamente le aziende farmaceutiche difendono i margini più ampi di profitto possibile e quindi quei prodotti che tali margini garantiscono.

Però sarebbe adulto e civile parlar chiaro, come in fondo ha fatto Federcongressi. E non nascondersi dietro rischi per la salute che non ci sono (il farmaco generico contiene la stessa molecola di quello griffato, lo stesso principio attivo, insomma la medicina è la stessa, letteralmente nella sostanza). Dietro presunte autonomie di libera cura violate (il medico può continuare a prescrivere il farmaco anche griffato, se davvero lo ritiene indispensabile, solo deve spiegare perché, a cominciare dal paziente). E soprattutto dietro quello che sta diventando, anzi è diventato, anzi è un pessimo vizio. Tutti dicono di avere le loro ragioni e qualcuno le avrà pure ma aAppena si tocca qualcosa in questo paese, subito il “toccato” minaccia: “posti di lavoro a rischio”. Insomma minaccia e alquanto ricatta: se mi toccate, licenzio.

Ottimo argomento quello dei posti di lavoro a rischio, con la disoccupazione che c’è non è il caso di perderne neanche uno di più di posto di lavoro. Ottimo argomento però non decisivo in assoluto. A parte che spesso viene usato come ricatto, siamo vicinissimi al giorno in cui il clan dei casalesi dirà: posti di lavoro a rischio se in Campania si fa la raccolta differenziata dei rifiuti e ci sarebbero molti che potrebbero dire: posti di lavoro a rischio se si legalizzano le droghe leggere…Ecco, non tutto quello che si fa diventa santo e intoccabile se impiega qualcuno al lavoro. Aziende farmaceutiche e organizzatori di congressi ed eventi fanno un degno e utile lavoro, ma se una parte del loro profitto viene direttamente o indirettamente dal tener alto, tropo alto rispetto al mercato possibile, il prezzo dei medicinali in farmacia, allora sia chiaro che è questioni di soldi, chi li caccia e chi li incassa, non di salute e neanche di libertà o occupazione.