Gioia Tauro: arriva nave senza armi chimiche, si protesta. Tarantella patetica

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 febbraio 2014 13:45 | Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2014 13:45

ROMA- I fatti, i nudi fatti: al porto di Gioia Tauro è in arrivo (previsto l’11 febbraio) la nave americana Cape Ray. Quella che dovrebbe imbarcare appunto a Gioia Tauro e poi rendere inerti smaltire a bordo o altrove (scorie è già deciso finiranno in Germania) i componenti chimici degli arsenali militari siriani. Ma, come scrive La Stampa, “quando arriverà…di fronte uno scenario inaspettato: in rada nessuna nave carica di armi, sulla terraferma centinaia di cittadini che protestano”. I fatti, i nudi fatti raccontano di una patetica tarantella che già si balla, eccola saltella per saltello.

1) Le armi chimiche siriane a Gioia Tauro, al porto di Gioia Tauro dovrebbe portarle una nave danese. Lo si è sempre saputo e perfino scritto: una nave americana non può andarsele a caricare in un porto siriano per evidenti incompatibilità geopolitiche. La nave danese deve portare i fusti sigillati alla nave americana, il trasbordo è fissato a Gioia Tauro. Ma i giornali italiani e i manifestanti calabresi se ne sono dimenticati e i primi hanno allegramente annunciato: l’11 febbraio arriva la nave con le arme chimiche e i secondi si fanno già fotografare con i cartelli: “Non voglio farmi il bagno nella kriptonite”…”salvate la nostra terra”…”no alla guerra…”. A parte l’equivoco, diciamo così, contenuto nell’ultimo cartello (lo smaltimento delle armi chimiche è operazione di pace e non di guerra) i manifestanti si può capire che non distinguano nave da nave, gli organi di informazione (?) si comprende parecchio meno.

2) Poiché la raccolta in Siria delle armi chimiche procede molto a rilento (e questo è guaio e preoccupazione per la pace) l’appuntamento tra nave americana e danese probabilmente sarà appuntamento a vuoto. E il corteo, presidio, protesta promette di essere un “tressette col morto” dove l’assente al tavolo di gioco sono proprio le armi chimiche. Che non arrivano, questo il guaio per il Mediterraneo, l’Onu, gli Usa, la Russia, l’Europa.

3) Il non arrivare delle armi chimiche dovrebbe essere di sollievo per i preoccupati di Gioia Tauro (resta da capire perché non chiudano definitivamente il porto visto che di lì, come in ogni porto del mondo, ogni giorno transitano sostanze tossiche). Ma sollievo non c’è, anche se le armi non attraccano. E perché mai questo sollievo non si vede? Lo spiega, indirettamente ma  non tanto, il coordinatore dei sindaci della Piana, Emanuele Oliveri, che, informa La Stampa, “ha chiesto all’Esecutivo di concedere all’area il riconoscimento di Zona Economica Speciale”. Richiesta fatta d’intesa con il governatore della Calabria Scopellitti. Per chi non avesse capito, le armi ” da respingere senza se e senza ma” se all’attracco sono accompagnate da un po’ di soldi pubblici da distribuire in loco, insomma…

4) Collegare i punti precedenti e arrivare, procedere, osservare la tarantella della Piana di Gioia Tauro: l’11 febbraio arriva una nave americana che a bordo di arma chimica ha solo gli estintori, la nave con le armi chimiche non arriva, cittadini e politica locale sono pronti a bloccare il trasbordo che non c’è, a denunciare i veleni che non sono arrivati, la richiesta di compensazione economiche ai “territori” è già agli atti. In quale altro paese del mondo la stampa annuncia l’arrivo della nave con le armi chimiche confondendo tra questa e la nave smaltimento (come confondere tra la nave con feriti e morti a bordo feriti e la nave ospedale), la protesta è già in posa per giornali e televisioni molto prima che arrivino i “cattivi”, cioè i container con le armi chimiche, e i politici del territorio impugnano in una mano la spada della rivolta e nell’altra la borsa del pedaggio da pagare? Nel paese della tarantella.

 

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