Peccato originale della Juventus di oggi, l’esser orfana dei trionfi di Moggi

di Lucio Fero
Pubblicato il 24 agosto 2012 12:17 | Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2012 12:21

Luciano Moggi (Lapresse)

ROMA – Forse dieci mesi di sospensione dalla panchina son troppi o forse pochi. Forse Antonio Conte sapeva che i suoi giocatori al tempo del Siena, e anche del Bari, combinavano partite e risultati e forse no. Forse tollerava, faceva finta di non vedere o forse era proprio all’oscuro, l’avesse saputo o intuito avrebbe fatto l’ira di dio, lui che del “vincere” fa una religione monoteistica. Forse considerava aggiustare qualche partita, senza scommetterci sopra per carità, fisiologico nel calcio, insomma normale, come in molti hanno sostenuto a partire dal suo portiere Gianluigi Buffon, la teoria del “meglio due feriti che un morto”. Se poi qualcuno ci scommetteva sopra dei soldi, che c’entrano gli allenatori e i giocatori che pensano solo a vincere punti e non euro e a non farsi male nella classifica, non nel portafoglio? Forse una grande cultura calcistica non corredata da altrettanta cultura civica non aiutano Antonio Conte a spiegarsi bene e lo inducono a far marmellata mista di diritti e doveri. Forse lo stesso “reato” di omessa denuncia è uno sgorbio, uno sbaglio: se un allenatore sa, allora di fatto è complice e va allontanato per anni. Oppure non partecipa in nessuno modo proprio perché non sa nulla, non denuncia perché non sa e allora non va punito neanche per una settimana.

Forse…Ma una cosa è certa: in questa storia c’è un peccato originale, più, molto più della Juventus che di Antonio Conte. Il peccato originale è con tutta evidenza l’esser rimasti orfani di Luciano Moggi e del suo mondo. La dirigenza della Juventus, Andrea Agnelli in testa, ha fatto del rifiuto e del rigetto delle sentenze di Calciopoli la sua identità e la sua cifra. La Juventus società è andata gridando ed esponendo non la sua contrizione per essere stata condannata dalla giustizia sportiva alla perdita di due scudetti, ma la sua rabbia e la sua pretesa di riassegnarseli da sola quei due scudetti. La Juventus società ha predicato che la “vera” legge e la “vera” giustizia erano quelle che la Juventus condivideva, il resto era errore se non complotto.  Avvolgersi nella bandiera orgogliosa dei “30 scudetti sul campo”, raccontarsi come vittima, vittima che però reagisce e realizza rivincita sul persecutore è appunto il peccato originale di questa vicenda. Incredibile che un rampollo della dinastia Agnelli non si sia reso conto di quanto di eversivo e anche di “plebeo” dal punto di vista civico e civile ci sia in questa “narrazione”. La Juventus società ha fatto demagogia proprio come un classico e pessimo partito politico. E’ andata comiziando la mala guistizia ai suoi danni, “mala” perché in combutta con i concorrenti. E’ andata organizzando cortei e picchetti ideologici alla riconquista dei suoi diritti acquisti e naturali, diritti sicuri e stabiliti tali perché a stabilirli era la Juventus stessa.

Con questo peccato originale sul groppone, peccato politico-culturale e non calcistico, non stupisce che Antonio Conte vada un po’ in debito d’ossigeno culturale quando usa la parola “tifoso” per demolire parole e argomenti a suo sfavore. I giudici che parlano per atti e sentenze contro di lui sarebbero “tifosi”, tifosi altrui ovviamente. Il tifo calcistico li trasformerebbe in nemico giurati della Juventus. Il tifo dunque come una malattia della coscienza. Però lo stesso Conte e soprattutto la Juventus è da anni che vanno per il paese e per il campionato a sostenere la virtù legislativa del tifo bianconero: appunto “i 30 scudetti sul campo”. Lì il tifo si trasforma in legge ed è azione benedetta. Il peccato originale che impedisce ad Andrea Agnelli di comprendere che la rivendicazione dei successi di quando la Juventus ammorbidiva e trattava gli arbitri è in fondo atto gregario e non egemonico. Comunque, facciamola corta: è atto urticante praticato da chi fa la vittima mentre bastona. Impedisce di vedere che la discutibilissima giustizia sportiva manda assolti e in campo Bonucci e Pepe. Impedisce di capire quel che si dice, dice infatti la Juventus: “La misura è colma!”. Che farà la Juve, assalterà il Palazzo della Fgci? Impedisce anche di vedere il ridicolo, per non dir peggio, di una perorazione della propria innocenza, innocenza sicura e a prova di bomba, però da non sottoporre neanche ad una domanda dei giornalisti. Perché questo hanno voluto la Juventus e Antonio Conte prima di andare a “gridare la verità”.

Peccato originale quello del farsi vittima, sempre vittima e non pagar mai dazio, neanche quello dovuto: è una cultura che attecchisce nel mondo del calcio. Nino Pulvirenti, presidente del Catania calcio è anche fondatore e proprietario della compagnia aerea Windjet, sì quella che non vola più da qualche giorno, sta ridando indietro gli aerei, ha alle calcagna i fornitori che vorrebbero essere pagati. Ed ecco Pulvirenti che dice “lotterò con tutte le forze contro i poteri forti che vogliono scippare ai siciliani la loro compagnia aerea”. Windjet, con annesso default è sua e non dei siciliani i quali per loro fortuna volano come cittadini del mondo sulla compagnia che vogliono. Windjet sembra proprio avere il problema opposto, non una corsa a “scipparla” ma nessuno che se la compra neanche a prezzi stracciati. E chi mai saranno questi “poteri forti”? Ma sono sempre gli stessi: quelli che hanno messo l’euro e oggi lo stritolano, che hanno tolto due scudetti alla Juve e vogliono togliere Windjet a Pulvirenti. Magari qualcuno ci crede e ci fa pure un coro in curva alla prima partita interna utile.