Genova. Mistero Secolo XIX. Agnelli e Perrone zitti: edizione locale di Stampa?

di Michele Marchesiello
Pubblicato il 25 settembre 2014 11:47 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2014 11:47
Genova. Mistero Secolo XIX. Agnelli e Perrone zitti: edizione locale di Stampa?

Il Secolo XIX di Genova: un futuro da edizione locale della Stampa?

Ogni mattina mi affaccio all’edicola di Piazza Corvetto, il salotto di Genova, per ricevere la mia dose quotidiana di carta stampata: ‘Il Secolo XIX’ e ‘La Stampa’ con l’allegato, glorioso ‘Corriere Mercantile’.

Siamo sempre in meno a compiere il rito che Hegel chiamava la preghiera quotidiana del laico. Duri a morire, tuttavia. Non posso rinunciare al ‘Decimonono’ (o, più affettuosamente, al ‘Monono’), di cui sono anche un saltuario collaboratore. E ‘La Stampa’ mi sembra il migliore e il più equilibrato nel panorama di quotidiani anche troppo schierati. Prenderei anche ‘Il Lavoro’ ( altra gloriosa testata genovese), ma non sopporto più il suo allegato.

Ho letto quindi con sentimenti contrastanti l’annuncio della fusione delle due testate  e della nascita di ‘Italiana Editrice s.p.a’ partecipata al 75% dalla famiglia Agnelli e solo per il restante 25% dalla famiglia Perrone.

Da un lato non mi dispiace l’idea di acquistare due giornali in uno (‘Paghi  uno compri due’, mi ripete immancabilmente la signora dell’edicola): non per niente sono diventato negli anni un genovese.

Dall’altro lato mi preoccupa non poco la sorte del ‘Mercantile’, testata che ricorda ai genovesi una vocazione apparentemente perduta.

I giornali cittadini sono la voce di una comunità. Tutti o quasi li leggono o scorrono: a casa, nei bar, in treno: persino – in precario equilibrio –  sull’autobus. Nonostante l’avanzata irresistibile di internet, scopri sempre che tutti hanno letto quella certa notizia o quel trafiletto apparentemente relegato nelle parti meno visibili del giornale, anche se gli snob sostengono di acquistare il ‘Secolo’ solo per gli annunci funebri.

E allora scopro che la sorte del ‘Decimonono’ mi sta a cuore. Che mi preoccupa la prospettiva (spero infondata) della sua riduzione a edizione locale di un quotidiano nazionale. Non dimentico che il ‘Decimonono’, tra i quotidiani ‘locali’, ha sempre coltivato l’ambizione di informare i suoi lettori su quanto accade nel resto del mondo. Non per niente siamo eredi dei  genovesi di una volta: curiosi, intraprendenti, aperti al largo mondo quanto chiusi a  quello che ci sta accanto.

Insomma, come genovese, vorrei essere tenuto al corrente su quello che bolle in pentola e che riguarda la  sorte del mio giornale.

E invece, solo poche notizie ufficiali; il bravo Umberto La Rocca che – presentato a ‘Prima Pagina’ senza alcuna indicazione sul suo ruolo – si dice  ‘felicemente disoccupato’; la più grande incertezza grava sulla nuova direzione. E poi, un silenzio che mi pare tutt’altro che rassicurante.

Il ‘Decimonono’ è il giornale di Genova, non solo perché è là che si pubblica, ma anche – nel senso proprio – perché ‘è’ dei genovesi, gli appartiene come  appartiene alla famiglia Perrone e – ora – alla famiglia Agnelli: forse ancora di più, essendo parte della nostra vita e della nostra identità.

Per favore, diteci cosa sta succedendo al ‘Decimonono’.